Con un poco d’ironia un titolo adatto per questi giorni. Di questi tempi “farsi pagare dai poveri” – o dai politici terrorizzati dalla mancanza di opportunità lavorative per i propri elettori, che quindi rischiano di diventare poveri – è più facile che tassare un ricco (nonostante i ricchi abbiano persino scritto ai politici per chiedere di non tagliare loro le tasse).

In questi giorni il signor Bezos è più famoso del signor Musk, uno che s’impegna per stare sui media 24/24. Il ricco Jeff ha infatti dichiarato pubblicamente che Amazon fallirà. Bene inteso, non ha detto quando o meglio ha indicato la vita media di un’azienda in 30 anni e più (Amazon è nata nel 1994 quindi ha già 24 anni). Subito dopo, forse per evitare che i suoi colletti bianchi si prendessero un coccolone – contratto a tempo indeterminato e una retribuzione media sui 100mila dollari più benefit un livello quadro-dirigente mica lo trova facilmente di sti tempi – ha chiarito che sta a “noi (ai suoi stipendiati immagino)” far si che il fallimento arrivi più tardi possibile.

Ultimamente i Ceo o ex Ceo di grandi gruppi si divertono a rilasciare dichiarazioni più o meno “clickbait”: Elon Musk con le sue uscite sulla borsa (che gli son costate multe dalla Sec per 40 milioni), le sparate del Ceo di Uber (che ha lasciato la sua posizione di Ceo) contro le donne, Bill Gates che parlava contro l’intelligenza artificiale (ora è attivo, tra le altre cose, nella vendita di water) e così via. In parallelo con le sue dichiarazioni il signor Bezos si è fatto regalare, forse un termine un poco forte ma datemi licenza, due città. Dopo una lunga battaglia a suon di ribassi, inginocchiamenti su tappeti di chiodi arrugginiti e leccamento di piedi (per modo di dire, ovviamente), due sindaci americani ora possono esultare: hanno vinto Amazon. Specificamente New York e Crystal city (Nord Virginia) si aggiudicheranno la nuova sede di Amazon divisa in due. Per il colosso statunitense è un affare d’oro. Amazon oltre a vendere cose in rete ha anche una florida unità di gestione dati. Amazon web service è fornitore della difesa e della Cia e ambisce a diventare fornitore di molte aziende grazie ai suoi servizi di bigdata. Una pubblicità del genere di certo aiuta.

Le promesse fatte dai due sindaci sono intriganti per Bezos: sconti fiscali, investimenti in infrastrutture (per reggere il traffico che le due sedi genereranno, tra le altre cose) insomma una situazione di win-win per tutti. Ma c’è una cosa che non mi torna, diciamo un’osservazione generata dalle parole del signor Bezos. Stando alla analisi del Washington Post (di proprietà di Bezos, ergo potenzialmente poco propenso a scrivere male del suo capo) “Amazon stima di assumere (in riferimento a uno dei due quartier generali) 400 persone nel 2019, 1180 nell’anno successive. Ci si aspetta di creare un minimo di 25mila posti di lavoro entro il 2030 e potenzialmente 37850 entro il 2034”. Amazon sarà ancora in piedi nel 2034?

Le città che hanno vinto hanno vincolato il loro supporto economico (sotto forma di investimenti e tagli alla tassazione) a delle promesse. Promesse che Amazon valorizzerà immediatamente (specie il tema tassazione) mentre sulle assunzioni è tutto da vedere come si evolverà Amazon nei prossimi anni. Le sfide per Bezos non mancano. Amazon non è poi così ampiamente diffuso come si pensi e il suo target medio sono la classe media occidentale (1 miliardo circa in lenta perdita di potere di acquisto procapite). Nel resto del mondo la partita è già vinta da Alibaba e più in generale dal governo cinese (presente con le sue estensioni corporative in tutta l’Africa, Centro Asia, in parte in India e Latino America, più un po’ di Medio Oriente e Russia) che può estendere il suo e-commerce su circa 4 miliardi di persone (con un potere e una volontà di spesa pro capite in crescita).

Di fatto quello che ha fatto Amazon non è nuovo. È da una vita che le grandi aziende usano la loro massa (che include posti di lavoro diretti e indiretti, coda di fornitori, stipendi e altri benefit) per avere sconti e facilitazioni dagli Stati e città dove decidono di insediarsi. Anche in Italia Amazon si muove bene, con l’apertura di nuovi siti. Auspico che i sindaci delle città dove si insedieranno i nuovi siti abbiamo fatto i conti come si deve e, se hanno concesso facilitazioni, sappiano anche quando avranno il ritorno di investimento. In un periodo della storia dove trovare un posto di lavoro decente (e non mi riferisco solo all’italia ma anche all’America, dove ci sono i nomadi dei grandi store, che sciamano da un magazzino all’altro per dare forza umana sotto i periodi di punta, anche per Amazon) “farsi pagare” dai poveri non è mai stato così facile. C’è da sperare che i poveri avranno qualcosa in cambio sul lungo periodo.

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