“Un Savonarola al contrario”. Occhio brillante e attitudine da predicatore medioevale capace di farsi seguire dalle folle, di indire crociate contro gli infedeli. Giacinto Pannella, in arte Marco, continua a dividere. Per questo motivo Elisa Greco, ideatrice del format itinerante “Processo alla Storia: Colpevole o Innocente”, per festeggiare la decima edizione ha scelto il controverso leader del Partito Radicale. Ha promosso grandi battaglie civili: aborto, divorzio, condizioni più umane del carcere. Ha fatto sciopero della fame, della sete e ha bevuto in un gesto/choc la propria pipì. Ha fatto un monumento di sé stesso, con basi non sempre solide.

Ha fatto eleggere in Parlamento con 13mila preferenze (correva l’anno 1983) Toni Negri, accusato di insurrezione armata contro lo Stato, e la pornostar Cicciolina (correva l’anno 1987). Hanno detto di lui che era uno scandalo perenne e inintegrabile. Amatore e amatissimo, sollecitato da Tommaso Labate sulle voci che lo davano padre di figli non riconosciuti rispondeva: “Sono cazzi miei…”. Era ateo, ma un mese prima di morire scrisse a papa Francesco: “Ti voglio bene davvero. Ho preso in mano la croce di Monsignore Romero e non riesco a staccarmene”.

“Colpevole o innocente: Marco Pannella, personaggio carismatico e profeta oppure abile mistificatore?”. Il giornalista Mario Giordano nel ruolo di pubblico ministero, mentre all’avvocato Annamaria Bernardini de Pace è affidato il compito di sostenere la difesa. Nel ruolo dell’imputato, la firma del Corriere della Sera Pier Luigi Vercesi che in scena ha un aplomb alla Sean Connery, ed esordisce: “Già dalla mia nascita si capiva che andavo contro le convenzioni. Mia madre ebbe le doglie il primo maggio, ma mi tenne in grembo per farmi nascere il 2 maggio per non disonorare la Festa dei Lavoratori”. I politici di oggi ci fanno rimpiangere un’ idealista come Pannella. Ovviamente il pubblico del Teatro Manzoni lo assolve a pieno titolo, con formula piena. E a proposito di nostalgia ce ne era tanta fra gli orfani del Premio Bagutta riuniti alla Università Bocconi da Isabella Bossi Fedrigotti, scrittrice e ascoltatrice di cuori infranti oltre che firma autorevole del Corriere della Sera, che per molti anni lo ha animato e sostenuto.

Parterre  istituzionale, gremitissimo e affettuoso per inaugurare lo spazio permanente dedicato alle “Tele del Bagutta”. Per tutti i milanesi non giovanissimi e di palato sofisticato Bagutta non significa soltanto il nome di una viuzza alle spalle di via Montenapoleone. Non fu solo una ruspante trattoria toscana ma un punto d’incontro di pittori e intellettuali e rappresentò un pezzo della milano bohèmienne. Fu anche un premio letterario, il primo in Italia. Lo vinse un giovanissimo Carlo Emlio Gadda. Della giura fecero parte Eugenio Montale, Dino Buzzati e Indro Montanelli. Tra i premiati Leonardo Sciascia e Primo Levi. Agli artisti  squattrinati veniva offerto un pasto caldo e in cambio lasciavano un quadro o un disegno che veniva appeso alle pareti, cosi’ il locale si trasformò in una galleria d’arte. Poi c’era chi come Luciano Francesconi, storico vignettista del Corriere della Sera,  si divertiva con la sua matita graffiante a fermare su un foglio di carta buffe espressioni di grandi personaggi. Orio Vergani ci scherzava su: “Si ci riunisce alla milanese, si mangia alla toscana, si paga alla romana: perfetta trinità della raggiunta Unità d’Italia“.

Poi il Bagutta  è scivolato nella Grande Crisi, non voleva diventare una paninoteca e ha chiuso. Le tele sono finite a un’asta giudiziaria e riscattate grazie al mecenatismo di Gianfelice e Martina Rocca che le hanno messe a disposizione del pubblico. Il Cenacolo del Bagutta continua a vivere e Isabella tira un sospiro di sollievo: “Ci tenevo davvero e ho lavorato molto perché questa memoria collettiva non venisse dispersa. Oggi chiunque entra qui troverà  disegni, caricature e vecchi menù. Tutto insieme sono il riassunto di un mondo che ci piace ricordare”.

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