I famigerati Pfas, composti perfluorati che hanno inquinato la falda e gli acquedotti del Veneto, costituiscono un grave danno per la salute. In particolare, con la loro azione sull’organismo interferiscono con gli ormoni, determinando infertilità, sviluppo non regolare dell’apparato genitale maschile e tumori. A sostenerlo non sono i comitati che si stanno battendo da alcuni anni contro un inquinamento che pare originato dall’industria Miteni di Trissino (in provincia di Vicenza), ora in fallimento, ma un’autorevole studio dell’Università di Padova. E così trovano una conferma scientifica le preoccupazioni manifestate dai No-Pfas, che negli scorsi mesi hanno manifestato anche a Bruxelles, di front alla sede del Parlamento Europeo, chiedendo inutilmente la messa al bando di queste sostanze.

Si tratta di una scoperta di valore assoluto che viene pubblicata sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, la più importante rivista mondiale di endocrinologia clinica. “Da un’indagine condotta su oltre duecento giovani veneti, abbiamo scoperto il meccanismo inibitorio dei PFAS sul testosterone, dimostrando che i PFAS si legano al recettore per il testosterone, riducendone di oltre il 40 per cento l’attività”. Questo l’annuncio dato dal professor Carlo Foresta presentando la ricerca condotta dall’unità operativa complessa di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Azienda Ospedale dell’Università di Padova, in collaborazione con il dottor Andrea Di Nisio del Dipartimento di Medicina dello stesso ateneo.

E’ il frutto di un’indagine a tappeto condotta (dal giugno 2017 al maggio 2018) su 212 maschi, di età compresa tra i 18 e i 20 anni, residenti nelle aree del Veneto oggetto dell’inquinamento da Pfas. Ci sono quattro regioni al mondo dove si è prodotta una situazione di dissesto ambientale così marcato. Innanzitutto in Veneto, nelle province di Vicenza, Padova e Verona, in un’area di 150 chilometri quadrati, dove i ricercatori valutano in 350-400 mila le persone potenzialmente esposte. Le altre zone sono in Ohio (Usa), a Dordrecht in Olanda e nel distretto di Shandong in Cina. Dei giovani controllati, 129 sono residenti nella “zona rossa” sottoposta a maggior inquinamento e 83 nella “zona gialla”, dove l’effetto dei Pfas è più ridotto. Il gruppo di controllo è costituito da 171 residenti in zone esenti dalla polluzione.

“Recenti studi hanno riportato conseguenze sulla salute pubblica a diversi livelli nelle popolazioni esposte a elevate dosi dei PFAS. L’organismo li scambia per ormoni interferendo con l’azione delle ghiandole endocrine, causando malattie a breve e a lungo termine. Queste sostanze possono alterare l’equilibrio ormonale che è fondamentale per la crescita e lo sviluppo del feto e del bambino: le persone più esposte hanno un maggior rischio di patologie riproduttive (infertilità, abortività, endometriosi, ecc.), di disturbi comportamentali nell’infanzia e forse anche di diabete e di alcuni tipi di cancro (testicolo, rene, prostata). Molte di queste patologie associate all’inquinamento da PFAS si sviluppano in organi sensibili agli ormoni testicolari, ed in particolare al testosterone”. Questa la base di partenza sintetizzata dal prof. Foresta, che ha poi spiegato il valore della scoperta.

“Sulla base di questa osservazione abbiamo dimostrato in sistemi cellulari in vitro che i PFAS si legano al recettore per il testosterone, riducendo di oltre il 40 per cento l’attività indotta da questo ormone. Nel maschio il testosterone è fondamentale per lo sviluppo uro-genitale. Non solo, l’elevata presenza di PFAS all’interno della circolazione fetale in donne in gravidanza residenti in zone inquinate potrebbe determinare anomalie nel corretto sviluppo”.

Risultati allarmanti, anche perché emersi dall’analisi di un campione vasto di giovani. Ad esempio è stata misurata “la distanza ano-genitale, che è determinata dalla stimolazione del testosterone in fase fetale” rilevando che “era significativamente inferiore” rispetto a quella del gruppo di controllo. Cosa dedurne? “Un’interferenza in fase embrionale sullo sviluppo del sistema riproduttivo e i PFAS possono essere coinvolti. Nei soggetti esposti, anche il volume testicolare risulta essere ridotto, così come la lunghezza dell’asta del pene. Infine, abbiamo osservato una concomitante riduzione del potenziale di fertilità, sebbene entro i limiti di normalità, che potrebbe essere un fattore di rischio di infertilità”.

I composti perfluorurati sono sostanze chimiche di sintesi utilizzate per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti, ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa. Si possono trovare anche in pitture e vernici, farmaci e presidi medici. Vengono considerati contaminanti emergenti dell’ecosistema perchè hanno una elevata resistenza termica e chimica, che ne impedisce la eliminazione e favorisce l’accumulo negli organismi.