di Federico Nastasi

Estate 2017, al largo delle Eolie c’è un capodoglio intrappolato in una rete da pesca illegale. La Guardia Costiera riesce a liberarlo in parte. Ma il cetaceo intrappolato, dopo una lunga agonia, non sopravvive. Le correnti spingono la carcassa fino a una spiaggetta isolata a Capo Milazzo. E comincia il dibattito tra le varie autorità sulle più disparate ipotesi per eliminare i resti dell’animale. Una propone senz’altro d’inabissarlo.

Ma per Carmelo Isgrò, giovane biologo marino milazzese, il capodoglio non è un rifiuto da eliminare ma una risorsa da valorizzare. Riesce a convincere le autorità a fermarsi: “Recupero io le ossa”. Ogni giorno, per due settimane, raggiunge l’impervia spiaggetta e s’immerge nell’acqua putrida dove, lentamente, si sta decomponendo il mammifero. Durante l’operazione di recupero dallo stomaco saltano fuori numerosi rifiuti in plastica, tra cui un vaso da giardino e le solite buste da supermercato.

Pochi giorni dopo lo spiaggiamento, un pirata della strada ammazza Francesco “Siso”, l’amico che aveva aiutato il biologo al recupero dell’animale. “Si chiamerà anche lui Siso” decide Carmelo: adesso il capodoglio ha anche un nome.

Alla fine, Carmelo è riuscito a recuperare le ossa e iniziarne la pulizia. Vuole ricostruire lo scheletro, esporlo in uno Museo da creare a Milazzo. Uno spazio in cui alle meraviglie del mare si affianchi la prova delle attività distruttive dell’uomo, dove si mescolino scienza e arte, divulgazione scientifica, educazione ambientale e protezione del mare. “Siso”, nel frattempo, è diventato anche il nome di un progetto della ong ambientalista Sea Shepherd, che si occupa di protezione del mare e dei cetacei.

Oggi, dopo un anno di lavoro gratuito e volontario di Carmelo, Siso è finalmente pronto per essere esposto. La sua nuova casa sarà il Bastione di Santa Maria nel Castello di Milazzo.

Di fronte ai problemi –  ci insegna questa storia – esistono sempre due soluzioni: una via bassa, banale, fare sempre la stessa cosa, e una via alta, innovativa, che sembra impossibile finché qualcuno non la percorre. Mi sembra un promemoria importante per la Sicilia.

Adesso Siso ha bisogno dell’aiuto di tutti noi per tornare a vivere. Un aiuto economico e di idee. Sul sito sisoprojet.com si può fare una donazione per far nascere il Museo del mare e dare una seconda vita al capodoglio. Siso è un’opportunità per Milazzo, una zona – come dicono i burocrati – “ad alto rischio di crisi ambientale”. Il futuro, qui, potrebbe anche non essere sempre basato sulle industrie inquinanti. Artisti di tutto il mondo potrebbero venire a esporre le loro opere qui, nel Museo del mare. I siciliani emigrati possono dare una mano così, anche da lontano, alla loro terra.

Un giorno, al Museo del mare i nonni accompagneranno i nipotini e gli racconteranno la storia di Siso, il capodoglio che visse due volte. Grazie all’incontro con un ragazzo creativo e innamorato della sua terra.

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