Sono 539mila i poveri in Italia che nel 2018 non si sono potuti permettere le cure mediche e i farmaci di cui avevano bisogno. Oltre 13 milioni, invece, le persone costrette a risparmiare sulle visite e gli accertamenti. Ad affermarlo è il rapporto dell’ultimo anno “Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci”, promosso dalla Fondazione banco farmaceutico onlus e BFResearch e redatto con il contributo della multinazionale farmaceutica IBSA e dell’Osservatorio Donazione Farmaci, presentato il 13 novembre alla sede dell’Aifa che denuncia una situazione critica nella penisola.

Meno spese sanitarie ma più farmaci acquistati – Secondo lo studio i poveri investono per la salute un quinto degli altri, pari al 2,54% della propria spesa totale. Una percentuale molto bassa se paragonata al 4,49% utilizzato dalle famiglie meno povere, dovuta alla necessità di spendere i soldi in altri beni, come quelli primari. In particolare ciascuno può spendere solo 117 euro l’anno (11 in più rispetto al 2017), contro i 703 investiti normalmente da un cittadino (+8 euro rispetto all’anno precedente). Eppure, in media, sono proprio le famiglie indigenti a spendere più soldi per i medicinali: circa il 54% della spesa totale dedicata alle cure sanitarie, contro il 40% investito in farmaci dal resto delle famiglie. Il motivo, secondo la ricerca, sarebbe la mancata prevenzione. Da sottolineare, inoltre, è il basso investimento nei servizi odontoiatrici. Spesso, infatti, proprio la cattiva condizione del cavolo orale è indicazione di povertà, economica e culturale. Sintomatico quindi che ogni persona meno abbiente spenda in media 2,35 euro al mese dal dentista, contro i 24,83 euro del resto della popolazione.

Si risparmia sulle cure, ma aumenta la spesa ‘privata’ – Invece di affrontare le spese sanitarie 13,7 milioni di cittadini, pari a 5,56 milioni di famiglie, hanno scelto di risparmiare sulle cure. Un numero aumentato negli anni. Secondo lo studio, infatti, nel triennio 2014-2016 la quota di famiglie povere che ha scelto di limitare le cure, magari rinunciando a visite o accertamenti, è passato dal 43,4% al 44,6%. La tendenza è stata invece opposta nelle famiglie non povere. Solo il 20 %, infatti, rispetto al 24% degli anni precedenti, ha deciso di risparmiare sulle spese mediche. Tuttavia, denuncia il rapporto, è aumentata la percentuale di spesa sostenuta dalle famiglie senza rivolgersi al Servizio Sanitario Nazionale, raggiungendo il record storico del 40,6%. In pratica molte più persone comprano i medicinali senza ricorrere al Ssn, quindi privatamente, perché questo riesce a coprire solo il 59,4% della spesa farmaceutica. La richiesta di farmaci è aumentata del 22% nel quinquennio 2013 -2018, tanto da arrivare a 993mila solo nell’ultimo anno. A servire sono soprattutto quelli per il sistema nervoso (32%), per l’apparato muscolo-scheletrico (16%), per il tratto alimentare e metabolico (13,4%), per l’apparato respiratorio (8,7%) e, infine, per le patologie dermatologiche (6,3%). 

Aumentano i morti: raggiunti i picchi del 1929 – Nel 2017, secondo il bilancio demografico dell’Istat, in Italia sono morte 649mila persone, 34mila in più rispetto al 2016. Stessa situazione del biennio precedente, quando rispetto al 2014 i morti del 2015 erano stati 50mila in più. Picchi di mortalità altissimi, raggiunti nell’ultimo secolo solo nel periodo della Seconda guerra mondiale e nel 1929, secondo lo studio. “Il richiamo al ’29 evoca un legame tra malessere economico e debolezza del sistema socio-sanitario, che, pur con tutte le varianti e le riletture indotte dai tempi moderni, può aiutarci a capire l’altalena della mortalità su cui rischia di adagiarsi la popolazione italiana”, scrive Gian Carlo Blangiardo nell’editoriale contenuto nel rapporto. 

I numeri presentati nel documento non fanno presagire nulla di positivo e hanno preoccupato anche il direttore generale dell’Aifa, Luca Li Bassi. “L’obiettivo è quello di eliminare le barriere socio-economiche, culturali e geografiche che possono ostacolare l’accesso alle terapie. Il bisogno terapeutico è uguale per tutti i cittadini e non può conoscere limitazioni”, ha affermato durante la presentazione del rapporto, sottolineando la necessità di “individuare strategie di politica sanitaria che tengano conto della correlazione esistente tra la povertà e lo stato di salute dei cittadini”.

Dello stesso avviso anche il presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus, Sergio Daniotti, che ha posto l’accento sull’importanza della beneficenza: “Siamo convinti che il nostro Paese sia caratterizzato da una cultura del dono che si esprime in maniera particolarmente visibile durante la Giornata di Raccolta del Farmaco, quando centinaia di migliaia di cittadini donano un medicinale per chi è più sfortunato. La strada per cambiare le cose è che quella cultura si diffonda sempre più anche tra le istituzioni e le aziende farmaceutiche e che quest’ultime inizino a contemplare la donazione non più come un’eccezione, ma come parte del proprio modello di sviluppo imprenditoriale”.