In Italia succedono cose da chiodi. Incredibili. Il governo Renzi ha fatto una legge grazie alla quale se hai investito i tuoi soldi in quote di una Bcc (Banca di credito cooperativo), non puoi più riavere i tuoi soldi indietro. Per fortuna il governo attuale ha congelato il provvedimento fino a gennaio. Il che vuol dire che forse a qualcuno è passato per l’anticamera del cervello che in questo provvedimento c’è qualche cosa che non va…

Ma bisogna muoversi per evitare che si realizzi questo piano diabolico quanto demenziale. Infatti oltre al danno per i soci finanziatori (più di un miliardo di investimenti) c’è la distruzione del valore positivo del credito cooperativo che agisce localmente in sintonia con il territorio. L’idea di partenza non era malvagia: aumentare la solidità delle Bcc, che oggi sono centinaia di piccole banche locali consociate ma autonome. Ma la scelta fatta è stata perversa. Per garantire maggiori solidità alle banche cooperative le accorpano in grandi Spa. E nella legge c’è un articoletto che prevede che i soci non possano avere indietro il denaro investito. La denuncia è partita dal blog sul Fattoquotidiano.it di Vincenzo Imperatore.

Pensavo che sarebbe venuto giù il cielo e che migliaia di risparmiatori cooperativi sarebbero scesi in piazza. Invece c’è stata una reazione pari a zero. C’è da sperare che Di Maio riesca a bloccare questo abuso. E magari rovesciare la situazione. Infatti le Bcc sono un grande patrimonio di cultura ed economia. Il credito cooperativo è da sempre stato uno strumento che ha sostenuto le piccole imprese. Una banca locale, fatta da gente che conosce le persone… Trasformarle in grandi Spa centralizzate vorrebbe dire buttar via questo patrimonio di relazioni e conoscenza. Ma perché? Possibile che non ci sia modo di rendere le Bcc più solide senza fare la frittata? Imperatore ci spiega che in effetti in altri Paesi europei hanno trovato soluzioni che rafforzano la solidità bancaria e contemporaneamente non snaturano il credito cooperativo locale e non vaporizzano l’investimento dei soci finanziatori.

La storia di questa leggina che frega i finanziatori del credito cooperativo racconta molto dell’Italia e dei suoi problemi. Siamo subissati di chiacchiere televisive sul gossip della politica e si parla raramente dei grandi meccanismi che ci fottono. In Italia la prescrizione è una vergogna. Ma anche il fatto che non ci siano leggi che puniscano la truffa e chi non paga i debiti. Ma su questo si tace e i telecittadini sono convinti che chi truffa possa finire in galera. Poveri fessi!

Si chiacchiera dell’evasione fiscale dell’idraulico e niente si dice sui grandi evasori e sui meccanismi legali per nascondere centinaia di miliardi, si strepita sulla crudeltà dell’Unione europea ma si sorvola sul fatto che perdiamo il 55% dei finanziamenti europei, si piange sulla disoccupazione e sui neri che ci rubano il lavoro ma si sorvola sul fatto che, secondo persone ben informate come Cassese, ci sono 150 miliardi di investimenti pubblici bloccati.

Si parla invece molto di burocrazia ma poi nessuno spiega come intende affrontare questa che, come Renzi diceva giustamente, è la madre di tutte le battaglie, peccato che poi abbia deciso di schiantarsi in altre battaglie. Ed è dall’alluvione di Firenze di 52 anni fa che sento tutti ripetere che bisogna mettere in sicurezza il territorio. È il miracolo dell’italiano medio, disinformato e smemorato. Così Salvini può parlare come se la Lega non fosse mai stata al governo a fare promesse mai mantenute e a votare leggi salvaladri.