In principio furono i cassonetti. La lunga crociata della giunta di Marco Bucci per trasformare Genova, città di strada e di porto, nel “più bel sobborgo di Milano” – come proprio Bucci ebbe a dire in campagna elettorale – prese il via il 20 marzo: la maggioranza composta da Forza ItaliaLega, Fratelli d’ItaliaVince Genova (la lista civica del sindaco) approvò una modifica al Regolamento di polizia urbana che sanziona con una multa di 200 euro chi rovista nei cassonetti dell’immondizia. Poi, a maggio, un’ordinanza vietò il consumo di alcol in interi quartieri, con tanto di elenco dettagliato delle vie in cui si rischia una multa se pizzicati a bere una birra: “Non possiamo permettere che l’ubriachezza crei degrado e aumenti il grado di insicurezza percepita”, spiegarono dalla giunta. Il tutto condito da 340 telecamere installate in città, e in particolare nei caruggi del centro storico, con l’obiettivo dichiarato di portarle a 700, dotandole di un sistema di riconoscimento facciale.

La scorsa settimana, l’ultimo caso: la capogruppo del Pd a palazzo Tursi, Cristina Lodi, ha denunciato che da giugno è stato soppresso “l’indirizzo dei senzatetto”. Si tratta di via di Mascherona 19, in pieno centro città, sede dell’ufficio comunale per i cittadini senza territorio. Lì sfrattati, vagabondi e chiunque si trovasse privo di una casa poteva stabilire la propria residenza, previa richiesta da parte dei servizi sociali. Residenza e anche domicilio: gli uffici di Mascherona fungevano da enorme casella postale dove arrivavano comunicazioni, pacchi e notifiche per tutti i senzatetto della città. In più, era sempre a disposizione per tutte le pratiche (come la richiesta del Rei, il reddito di inclusione) un operatore sociale del Comune.

Fino a cinque mesi fa, appunto. “Con una lettera, il 3 giugno l’assessorato ai servizi sociali ha imposto all’ufficio di non accettare nuove richieste”, spiega al fattoquotidiano.it la consigliera Lodi. “Ne sono venuta a conoscenza circa un mese fa. Ho aspettato a sollevare il caso, pensando che una soluzione alternativa sarebbe stata trovata in breve tempo, ma così non è stato. L’assessora Francesca Fassio ha giustificato la decisione con il numero di richieste troppo elevato rispetto al personale, dicendo che l’ufficio era diventata la residenza di oltre 2mila persone. Non è una scusante: è compito del Comune organizzare il servizio in modo adeguato per chiunque ne abbia bisogno”, attacca Lodi.

Su Repubblica, l’assessora Fassio – che non ha risposto ai nostri tentativi di contattarla – ha seminato dubbi sulla genuinità del bisogno di alcune tra le persone residenti in via di Mascherona 19. “C’è anche chi fa il furbo e si nasconde al fisco – ha detto – Un conto è chi aspetta la lettera dell’Inps, un conto chi si faceva consegnare i pacchi di Amazon. Per questo stiamo vagliando con attenzione, anche su richiesta del sindaco, chi ha un progetto e una obiettiva necessità e chi no”. Rassicurando, comunque, che il servizio sarebbe stato ripristinato il prima possibile. “Quello che afferma l’assessora è molto grave – dice Cristina Lodi, che di professione è assistente sociale – perché mette in dubbio la professionalità di tanti miei colleghi, insinuando che avrebbero inoltrato richieste per conto di soggetti che non ne avevano i requisiti. E comunque – prosegue – il servizio offerto dal Comune produceva semmai l’effetto opposto: cioè quello di rendere rintracciabili persone abituate a vivere ai margini della società, invisibili per le istituzioni”.

Questa è però solo l’ultima vicenda per cui la giunta di centrodestra che amministra il capoluogo ligure viene accusata di scarso interesse nei confronti delle situazioni di fragilità sociale. A marzo, la delibera “anti-rovistamento” portata in consiglio comunale – un provvedimento fortemente voluto dall’assessore alla Sicurezza, il leghista Stefano Garassino – era finita sulle pagine della cronaca nazionale: l’opposizione di centrosinistra era insorta, parlando di repressione ideologica contro gli ultimi. “Sarà curioso verificare se il sindaco e la sua maggioranza avranno il coraggio di multare chi rovista nei cassonetti e nel contempo guardare il crocifisso, che hanno chiesto di esporre in consiglio comunale: ci vorrà tanto coraggio”, aveva dichiarato Gianni Crivello, sfidante di Bucci alle comunali del 2017.

Alla fine, la delibera era passata con un emendamento di Forza Italia che escludeva dalla sanzione chi fruga in cerca di cibo. Non tutti gli altri, che in effetti nei mesi successivi sono stati multati dai vigili urbani e denunciati in procura per furto. Di cosa? Dei materiali sottratti dai cassonetti. L’esposto si faceva forte di un precedente della Cassazione che aveva riconosciuto nei rifiuti un “valore sociale” – potendo essere riciclati – e aveva stabilito, soprattutto, che una volta gettata via l’immondizia diventa immediatamente proprietà del Comune. La tesi, però, non ha convinto i pubblici ministeri di Genova, che in tutti i casi hanno chiesto l’archiviazione per i “ladri di rifiuti”, sostenendo l’assenza di valore della supposta refurtiva.