Da un lato, la procura contabile che accusa gli ultimi due sindaci di Casteldaccia. Dall’altro loro, a ricordare come su quel villino – inghiottito dal fiume Milicia – nel quale sono morte 9 persone pendeva un ordine di demolizione, bloccato per il ricorso al Tar dei proprietari. Che quella abitazione, da due anni, l’aveva anche affittata a chi nella notte tra sabato e domenica, lì dentro, è stata sorpresa dal fango e ci è morta. Nel giro di poche ore, la situazione nella valle al confine tra i comuni di Casteldaccia e Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, è emersa in tutta la sua gravità. Dopo la strage.

Eppure, racconta l’ex sindaco Fabio Spatafora, quella del Comune è da tempo una situazione difficilissima: migliaia di richieste di sanatoria inevase, sei vigili urbani in un territorio vastissimo e flagellato da quarant’anni di abusivismo edilizio, mancanza di fondi per demolire gli immobili fuori legge. “La situazione è davvero difficile – racconta – Abbiamo solo 6 vigili urbani a cui delegare i controlli e parliamo comunque di luoghi in cui è anche complicato accedere perché i proprietari delle case abusive hanno fatto dei cancelli che non consentono i sopralluoghi”. Tanto che, spesso, ricorda, “a informarmi delle nuove costruzioni era il sindaco del comune vicino che, dall’alto, poteva rendersi conto di quanto accadeva a valle”.

Spatafora ha presentato diversi esposti ai carabinieri e alla procura ed emesso una serie di ordini di demolizioni. “L’iter è farraginoso – dice – dopo l’ordine di demolizione se il proprietario non ottempera, il consiglio comunale deve o acquisire il bene o disporre di abbatterlo, ma spesso, come accade all’amministrazione comunale di Casteldaccia che è in dissesto economico, non ha i soldi per demolire”. Sono migliaia le richieste di sanatoria pendenti non solo a Casteldaccia ma anche nei Comuni più grandi della zona: Bagheria e Misilmeri, ad esempio. “Non mi si parli di abusivismo di necessità – dice Spatafora – molte case irregolari vengono affittate”.

Allo stesso tempo, però, proprio l’ex sindaco, assieme a quello in carica, Giovanni Di Giacinto, eletto a giugno, sono accusati dalla procura regionale della Corte dei conti siciliana di non aver fatto rispettare le norme sul contrasto all’abusivismo edilizio. Lo scorso agosto, i magistrati contabili li hanno citati in giudizio perché li ritiene responsabili di un danno erariale di 239mila euro: le indagini delegate dalla procura della Corte dei conti al nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Palermo hanno accertato, secondo l’accusa, che gli amministratori di Casteldaccia “avrebbero consentito agli autori degli illeciti di continuare a beneficiare degli immobili realizzati abusivamente, senza corrispondere alcuna indennità di utilizzo, né la tassa sui rifiuti e gli altri tributi previsti dall’ordinamento, con conseguente danno per le casse del Comune”. Se da un lato, insomma, ci sono gli esposti a dimostrare la loro lotta contro gli abusivi, dall’altra – sostiene la procura contabile – non avevano battuto cassa nei confronti dei titolari delle abitazioni abusive.

E di un territorio devastato dall’abusivismo parla anche il sindaco di Altavilla: almeno due lottizzazioni abusive, case fuori legge con fognature che scaricano nel fiume: “Da assessore e poi da sindaco – racconta Giuseppe Virga – ho fatto prima segnalazioni verbali ai carabinieri, poi un esposto alla procura di Termini Imerese insieme all’ex sindaco Spatafora”. La segnalazione riguardava “la situazione era pericolosa” e “che si trattava di zona ad altissimo rischio idrogeologico“. Da quel momento, sottolinea, “non solo nulla si è mosso, ma hanno continuato a costruire nell’alveo del fiume”.

Sulla questione, sono intervenuti anche Angelo Bonelli e Claudia Mannino dei Verdi annunciando che “è pronto un esposto alla Procura di Palermo per chiedere di valutare eventuali responsabilità dell’ex amministratore”. “Se in queste ore il maltempo dal nord al sud Italia sta lasciando dietro di se una scia di danni inimmaginabili, ma anche, purtroppo delle vittime, i principali responsabili sono gli amministratori locali che hanno permesso che l’abusivismo dilagasse, e il governo, che nella finanziaria licenziata non ha investito un euro per fronteggiare i cambiamenti climatici e il dissesto idrogeologico“, attaccano Bonelli e Mannino dei Verdi.

“La assoluta assenza di programmazione, da parte di questo e dei precedenti governi, è scandalosa. La questione dell’ambiente e del cambiamento climatico continua ad essere la Cenerentola dell’agenda politica italiana – rilevano – E nessuno pensa di intervenire contro la sciagurata cementificazione del territorio, in barba alle leggi esistenti, visto che l’Istat certifica che ben il 20% delle case costruite nel nostro Paese sono abusive, con punte del 49% proprio in Sicilia dove è maturata la tragedia di queste ore”.

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