Odio i razzisti. Ma odio ancora di più, se possibile, i razzisti che non hanno il coraggio del loro schifo interiore. Che non hanno il coraggio della loro bassezza intellettuale. E che si nascondono dietro sofismi retorici che “rimbalzano” – come bambini un po’ cretini – l’accusa a chi denuncia il loro razzismo. Della serie: “Se odi chi odia, odi anche tu”; “Se sei intollerante con gli intolleranti, sei intollerante anche tu”; “Non puoi essere razzista con i razzisti”.

Non farò il nome (non ne vale la pena) ma c’è un intellettuale di destra-destra che del suo schieramento ha fatto una ragione di vita e dei suoi sofismi una professione. “Io – spiega – sono tra quelli che pensano che quando c’è uno stupro a compierlo sono degli immigrati”. E poi aggiunge, addirittura, “che il più delle volte sono proprio immigrati”. È razzismo? Certo che è razzismo! E dei peggiori. Lo è perché è ignobile sperare di fronte a un reato che sia lo straniero nero a commetterlo per rimanere con la coscienza “bianca” e “candida”. Ed è ancor più ignobile affermare il falso dicendo quel che le statistiche non dicono, che è lo straniero a delinquere di più. E che buona parte delle violenze di genere accadono tra italianissime mura domestiche.

È il vizio dei cattivi per cercare di uscire dall’accerchiamento dei buoni. È il vizio che l’estrema destra ha sempre avuto per cercare di giustificare l’ingiustificabile: se sei anti totalitario un po’ totalitario sei anche tu; se sei antifascista sei un po’ fascista anche tu; se pensi che il negazionismo della Shoah sia da punire sei un po’ nazista anche tu… e così via. Trucchi retorici per uscire dall’angolo della giusta condanna storica, morale e ideologica. Un consiglio, invece di seguirli nei loro giochetti di prestigio la cosa migliore è fermarsi un attimo e urlargli in faccia: “Sì vabbè, ma io odio le stesso i razzisti. Come te”. E se loro ti dicono che così sei un “antiitaliano” (è questa l’accusa che utilizzano il più delle volte) rispondigli semplicemente: “Sono solo contro gli italiani razzisti. Come te”. Alle volte è la strada semplice a essere quelle più giusta.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

L’Ama non m’ama. Piccola storia triste

next
Articolo Successivo

Zucchero, in Italia ne mangiamo troppo: partita la campagna per una tassa sulle bevande come nel Regno Unito

next