A Trivento, in provincia di Campobasso, si festeggia. Il Consiglio di Stato, recentemente, ha dato ragione al Comune molisano in materia di vincoli paesaggistici. Dopo quasi 20 anni, chiuso il contenzioso con il ministero per i Beni e le attività culturali. Una storia di sentenze e ricorsi. Con la giustizia amministrativa chiamata a scegliere da che parte fosse la ragione. In una controversia dello Stato contro se stesso.

Con il decreto del 18 maggio 1999 l’allora Mibact impone l’apposizione del vincolo paesaggistico all’intero territorio comunale. Circostanza che nella sostanza comporta che ogni intervento edilizio progettato, non solo nel territorio di Trivento, ma anche in quello del Comune di Salcito debba essere vagliato con attenzione anche dal ministero.

Inutile dire che all’amministrazione comunale, guidata Tullio Farina, la decisione non va proprio giù. Così ecco il ricorso al Tar di Campobasso che, con sentenza n. 255 del 9 maggio 2011, annulla il vincolo imposto, condannando il ministero a pagare le spese di giustizia quantificate in 3mila euro. Tutto finito? Storia conclusa? Certo che no. Già perché il Mibact impugna la sentenza e fa ricorso contro la sentenza del Tar di Campobasso presso il Consiglio di Stato.

Segue l’ordinanza n. 4724 del 26 ottobre 2011 del Consiglio di Stato, la quale concede la sospensione dell’efficacia della sentenza emessa dal Tar. Ricominciava per i cittadini il calvario delle pratiche autorizzative. A questo punto inizia l’attesa. Lunga, anzi lunghissima. Dopo sette anni il verdetto. Il Consiglio di Stato riconferma la sentenza del Tar di Campobasso, non solo annullando il vincolo imposto, ma condannando nuovamente il ministero dei Beni culturali a pagare le spese di giustizia quantificate in 3mila euro.

“Oggi finalmente (…) i cittadini di Trivento, soprattutto quelli residenti nell’agro, non troveranno più tanti ostacoli nella costruzione e nelle ristrutturazioni delle abitazioni, se solo si tiene presente il fatto che anche per allargare una finestra bisognava interessare la sovrintendenza alle Belle arti”. L’ex sindaco Tullio Farina, parlando alla testata locale primopianomolise.it, non ha dubbi. Giustizia è stata fatta! Il vincolo che “ha prodotto tanti ritardi e danni allo sviluppo e all’espansione urbanistica dell’intero circondario”, è rimosso.

Ancora una volta sui piatti della bilancia sono finite, da un lato, le ragioni di un Comune e dall’altro quelle dell’istituzione vocata alla tutela. Insomma presunto sviluppo contro disperato tentativo di non stravolgere peculiarità del territorio. Il Consiglio di Stato ha deciso. Le motivazioni della sentenza inneccepibili. Ma un dubbio rimane. Un centro abitato, nel quale lo spopolamento avviato nel 2001 sembra inarrestabile, ha davvero prioritario bisogno di un’espansione urbanistica, pressocché incontrollata? Il fenomeno migratorio non si combatte con il cemento.

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