Più di 20mila milioni di euro dell’Unione europea, destinati a noi italiani sono in pericolo. Se non riusciamo a spenderli entro il 2020 se li beccheranno i portoghesi, i tedeschi, gli spagnoli, cioè i Paesi europei che riescono a compiere il miracolo di spendere la quota di denaro che l’Ue assegna loro. Nel passato recente abbiamo perso circa il 45% dei fondi europei. Prima la situazione era peggiore. Pensa a Berlusconi, Prodi, D’Alema, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, che dicono alla loro mamma:

– Ho perso un baule pieno di banconote…
– Ma caro, come hai fatto?
– Non so ero lì e mi è sgusciato via!
– Figlio mio, un’altra volta devi stare più attento!

Cavolo! Se fosse capitato a me di perdere un baule di euro mia madre mi pelava vivo! Sono fortunati questi ragazzi! Loro se la sono cavata facile: “Mamma non è colpa mia! È l’Europa che è stata cattiva! Mamma, ma ti pare giusto che i soldi che non riusciamo a spendere se li riprendano?”. Tanto per rendersi conto di quanto siano 20 miliardi: corrispondono a più di quel che il governo sta per investire nel reddito di cittadinanza e per le pensioni anticipate. E questi 20 miliardi sono solo una frazione di quello che potremmo spendere.

I fondi strutturali, tra soldi italiani ed europei ammontano a 73,67 miliardi. Sono stati stanziati nel 2014 ma finora ne sono stati spesi circa 2,5. Cioè, mentre milioni di persone erano senza lavoro e l’economia languiva avevamo in tasca più di 71 miliardi che si riposavano. Fonti vicine ai governi precedenti spiegano: “Erano stanchi morti per il viaggio da Bruxelles a Roma! Poverini…”

Non lo trovi allucinante? Per questo danno epocale non possiamo neanche dare la colpa alla disonestà. Avrebbero avuto tutto l’interesse a riuscire a spenderli: avrebbero fatto una bella figura! Se fossero stati ladri efficienti li spendevano e così riuscivano a papparsene un po’. Se i soldi li restituisci vuol dire che non sei riuscito neanche a rubarli! Quindi, almeno in questo caso, la disonestà non c’entra. Non sono stati ladri, sono stati incapaci! E sarebbe ora di rendersi conto che in Italia gli incapaci fanno più danni dei disonesti.

Ma preparati perché adesso te ne dico una grossa. Giorni fa ero ad Agorà insieme a Sabino Cassese – grande giurista, giudice emerito della Corte costituzionale – e di fronte alle telecamere gli ho chiesto se secondo lui è vero che ci sono 71 miliardi che non riusciamo a spendere. Mi ha risposto: sbagliato! Sono 150 miliardi! CENTOCINQUANTA MILIARDI?!? Evidentemente lui calcola tutta una serie di rivoli di denaro di Regioni, Province, Comuni, enti vari, che a prima vista sfuggono all’osservazione.

Abbiamo milioni di poveri e di disoccupati e non spendiamo 150 miliardi di euro? Mi dispiace dirtelo così tutto in un colpo. E spero che ti incazzi! Se poi ragioniamo su come quel che viene speso contribuisca veramente alla ricchezza dell’Italia c’è da farsi rizzare i capelli! Di sicuro i finanziamenti alle imprese in molti casi non arrivano a chi ha le idee migliori e maggiori capacità di realizzarle ma a chi ha il commercialista più furbo.

La difficoltà nell’ottenere un finanziamento pubblico è leggendaria come il proliferare di realizzazioni demenziali, delle quali il simbolo supremo è lo stadio per il polo di Giarre: una struttura che doveva ospitare 7mila spettatori e che non fu mai ultimata. Anche perché il progetto fu affidato a un architetto con gravi problemi geometrici che ha costruito le gradinate talmente ripide che se uno scivola precipita e quindi il manufatto è stato sequestrato perché costituisce una minaccia alla salute pubblica. Insieme all’associazione Incompiuto Siciliano in questo stadio incompiuto abbiamo organizzato una partita a polo, con un gruppo di disoccupati che facevano i cavalli. E che dire della burocrazia demenziale che blocca un altro fiume di soldi di privati? Migliaia di progetti impantanati.

Trovo il bla bla televisivo assurdo. Torrenti impazziti di parole sull’ultimo twitter, sul punteggio della partita tra M5s e Lega, su quanto l’Europa è malvagia, sul pericolo immigrazione, gli speculatori finanziari, sulle minacce dell’Ue e sui decimali dell’indebitamento di Stato rispetto al Pil. Quando sentirai di nuovo queste chiacchiere ricordati che sono armi di distrazione di massa. Se spendessimo il denaro che abbiamo in tasca il Pil aumenterebbe del 10% e tutte le storie sui decimali di indebitamento sparirebbero. Stanno evitando di dirti che siamo pieni di soldi e li lasciamo marcire o li buttiamo al cesso.

Il nostro problema sono gli incapaci e la burocrazia. Ed è questa la scommessa più grande che Di Maio ha di fronte! Essere lui il principe azzurro che bacia il bel tesoro addormentato nel bosco.