Fino a dicembre non cambierà nulla. A parte le inevitabili turbolenze sui mercati, aggravate dal possibile taglio del rating anche da parte di Standard & Poor’s. Le prossime tre settimane saranno all’insegna del “confronto” e del “dialogo” tra Roma e la Commissione europea, che ha bocciato il Documento programmatico di bilancio italiano chiedendo di modificarlo entro il 13 novembre. Ma se il governo gialloverde deciderà di proseguire sul percorso deciso a settembre – più spesa in deficit nella speranza di stimolare la crescita tanto da far comunque scendere il rapporto debito/pil – a fine anno o al più tardi nei primi mesi del 2019 il conto arriverà. Il mancato rispetto degli impegni presi aprirà la strada a una procedura di infrazione, che può sfociare in sanzioni fino a un massimo di 9 miliardi, e alla possibile perdita di accesso al programma di acquisto di titoli di Stato della Bce, che il prossimo anno concluderà il quantitative easing ma continuerà a reinvestire i proventi dei bond che vanno a scadenza per comprarne altri. “L’Italia rischia di perdere l’accesso a ogni rete di sicurezza rispetto alle turbolenze dei mercati”, spiega Carlo Altomonte, docente di Economia dell’integrazione europea alla Bocconi.

La bocciatura della manovra e la procedura per deficit eccessivo – La manovra per il 2019 non rispetta gli impegni sulla riduzione del deficit strutturale (cioè la differenza tra entrate e uscite dello Stato al netto degli effetti del ciclo economico): lo aumenta dello 0,8% invece che ridurlo dello 0,6% come prevedevano le raccomandazioni approvate a giugno e sottoscritte anche dal premier Giuseppe Conte. Per questo la Commissione l’ha rigettata e ha chiesto a Roma di inviare un nuovo Documento programmatico di bilancio entro tre settimane. In assenza di modifiche, ha anticipato il vicepresidente Valdis Dombrovskis, Bruxelles dovrà rivalutare anche la decisione presa lo scorso maggio di non aprire una procedura per deficit eccessivo sul bilancio italiano del 2018. La Penisola infatti era stata solo rimandata perché, pur essendo inadempiente sulla regola del debito che impone di tenerlo sotto il 60% del pil, era in regola con gli obblighi di riduzione del deficit strutturale. Ora invece è colpevole di una “deviazione significativa“, per cui le conclusioni cambiano.

Decisione al più tardi a febbraio. Sanzioni fino a 9 miliardi – La prima tappa, nel caso l’Italia resti ferma nell’intenzione di non modificare i saldi, sarà un nuovo rapporto sull’evoluzione del debito ex articolo 126/3 dei Trattati. Su quella base la Commissione, che si riunisce il 3 e 4 dicembre, potrà raccomandare al Consiglio di aprire una nuova procedura per disavanzo eccessivo come quella da cui siamo usciti nel 2013. Già a dicembre, o più probabilmente a febbraio, l’organo legislativo dell’Unione sarà il via libera alla procedura. A quel punto partirà il balletto delle “raccomandazioni” seguite, se il Paese continua a non far nulla per ridurre il disavanzo, dalla richiesta di versare in un deposito infruttifero presso l’Unione una cifra pari allo 0,2% del pil, circa 3,6 miliardi. A questa ammenda può essere aggiunta una componente variabile fino a un tetto complessivo dello 0,5% del pil, vale a dire 9 miliardi.

Il docente: “Il Paese potrebbe perdere la rete di sicurezza sui mercati” – Poi ci sono le conseguenze indirette che si farebbero sentire attraverso il canale del rifinanziamento del debito pubblico sul mercato. Per comprare titoli di Stato di un Paese sotto procedura di infrazione gli investitori chiedono ovviamente rendimenti più alti. E nel caso la situazione sui mercati precipitasse, la procedura di infrazione ci precluderebbe l’accesso all’ultima rete di sicurezza disponibile nell’Eurozona. “Perderemmo l’accesso a ogni rete di sicurezza perché non potremmo chiedere l’attivazione dei meccanismi di sostegno del Fondo salva Stati“, spiega il professor Altomonte, docente di Economia dell’integrazione europea all’Università Bocconi. “Compreso il piano Omt“, quello – annunciato da Mario Draghi nel 2012 e mai utilizzato – che prevede acquisti illimitati di titoli da parte della Bce per aiutare Stati in grave e conclamata difficoltà di finanziamento. Non solo: se nel frattempo tutte e quattro le maggiori agenzie di rating (S&P, Moody’s, Fitch e Dbrs) tagliassero il merito di credito dell’Italia sotto il livello investment grade, l’Eurotower non potrebbe l’anno prossimo continuare ad acquistare i nostri Bot e Btp reinvestendo i proventi dei titoli che vanno a scadenza. Uno scenario “che ci spinge un po’ di più verso il rischio di instabilità finanziaria”.