La Commissione europea, come da attese, ha deciso di respingere il Documento programmatico di bilancio presentato il 15 ottobre dal governo italiano e di chiederne uno nuovo. Roma deve inviare a Bruxelles “quanto prima”, entro non più di tre settimane, una nuova versione del testo con saldi modificati: quello attuale “non rispetta né le raccomandazioni del Consiglio né gli impegni assunti dall’Italia stessa”, ha sottolineato il collegio dei commissari riunito a Strasburgo. E’ la prima volta che l’esecutivo comunitario opta per una bocciatura diretta, possibilità prevista dal 2013 dal Patto di stabilità e crescita. Subito dopo la notizia il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi – che dopo l’apertura si era attestato sui 305 punti base – si è allargato verso i 320 punti per chiudere a 318. Del resto la decisione era già data per scontata dai mercati.

Salvini: “Attaccano un popolo”. Di Maio: “Nessuna nuova bozza, siamo su strada giusta” – “Non stanno attaccando un governo, ma un popolo”, è stata la reazione del vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini, in visita a Bucarest. “Sono cose che fanno irritare ancora di più gli italiani e poi qualcuno si lamenta che l’Unione Europea è al minimo della popolarità. Noi andiamo avanti con il sorriso, ce lo chiedono gli italiani. Siamo convinti di essere nel giusto”. “Noi andremo avanti, io non tolgo un euro per i giovani, per cancellare la Fornero, per i disabili”, aveva commentato il leader leghista prima ancora che la decisione fosse ufficiale. L’altro vicepremier, Luigi Di Maio, su facebook scrive: “Sappiamo di essere l’ultimo argine per la salvaguardia dei diritti sociali degli italiani. E per questo non vi deluderemo. Sappiamo che, se dovessimo arrenderci, farebbero velocemente ritorno gli “espertipro banche e pro austerity. E quindi non ci arrenderemo. Sappiamo che stiamo percorrendo la strada giusta. E perciò non ci fermeremo”.

“Impegni violati deliberatamente. Rivedremo decisione su procedura per deficit eccessivo” – “Il governo italiano sta apertamente e deliberatamente andando contro gli impegni che aveva preso”, ha detto in conferenza stampa il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis. A maggio scorso la Commissione aveva concluso di non aprire la procedura per deficit eccessivo per violazione della regola del debito “soprattutto perché l’Italia era sostanzialmente in linea con le regole”, ma “i piani attuali sono un cambiamento materiale che potrebbe richiedere una rivalutazione” di tutto, ha spiegato. “La palla è ora nel campo del governo italiano, abbiamo tre settimane per un dialogo intenso”, ha aggiunto. “Le risposte ricevute ieri non sono state soddisfacenti. L’Europa si basa sulla cooperazione e sulla fiducia. Se viene erosa ne sono danneggiati tutti gli Stati membri e la valuta unica”. Poi ha ricordato che nel 2017 il debito italiano “ha rappresentato un peso medio di 37mila euro per abitante“, pari “al secondo debito più alto nell’Ue, uno dei più alti al mondo” nonché quello “con il più alto costo totale di rifinanziamento in Europa” che “deve essere pagato ogni anno dai contribuenti“. Al punto che “l’anno scorso l’Italia ha speso lo stesso ammontare per rifinanziare il debito di quanto ha dedicato all’educazione. A un certo punto il debito si avvicina al punto in cui diventa troppo pesante e si finisce per non avere più libertà del tutto”.

Moscovici: “Deviazione rivendicata. Le misure del governo hanno impatto sul popolo” – “Non è un caso borderline: la palla non tocca la linea, è lontana dalla linea. Siamo di fronte a una deviazione chiara, netta e in un certo modo rivendicata“, ha ricordato da parte sua il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. “La Commissione Ue non mette in discussione le priorità del Governo come la lotta alla povertà, sono priorità che possono avere senso, ma ci importa l’impatto che queste misure hanno sul popolo, e questo ci porta all’opinione di oggi”. Moscovici ha anche ricordato che “tra 2015 e 2018 la Commissione ha concesso 30 miliardi di euro di flessibilità all’Italia”.

“Passi indietro sulle pensioni. E il condono potrebbe ridurre adempimento degli obblighi fiscali” – “L’economia italiana è caratterizzata da una bassa crescita economica e da una dinamica della produttività debole rispetto alla media dell’Unione, con conseguenze negative a livello sociale e occupazionale” si legge nell’opinione della Commissione sul Documento programmatico. “Per promuovere la crescita potenziale e affrontare la persistente stagnazione della produttività occorre una strategia organica di riforma. Le misure contenute nel documento programmatico di bilancio 2019 indicano invece un chiaro rischio di retromarcia su riforme che l’Italia aveva adottato in linea con precedenti raccomandazioni specifiche e con riferimento agli aspetti strutturali di politica fiscale oggetto delle raccomandazioni indirizzate all’Italia dal Consiglio il 13 luglio 2018″. Infatti “sebbene il Consiglio abbia raccomandato all’Italia di ridurre la quota della spesa pubblica destinata alle pensioni di vecchiaia al fine di dare spazio ad altre voci di spesa sociale, l’introduzione della possibilità di pensionamento anticipato è un passo indietro rispetto a precedenti riforme pensionistiche a supporto della sostenibilità a lungo termine del consistente debito pubblico italiano”. Inoltre “l’introduzione di un condono fiscale potrebbe ridurre il già basso livello di adempimento degli obblighi fiscali, premiando implicitamente comportamenti non conformi alle regole e controbilanciando in larga misura l’effetto positivo del rafforzamento della fatturazione elettronica“.

Conte: “Nessun piano B ma il 2,4% è il tetto massimo” – Lunedì, nella llettera di risposta alle contestazioni di Dombrovskis e Moscovici, il ministro dell’economia Giovanni Tria aveva ribadito che la scelta di aumentare il deficit al 2,4% del pil e non ridurre il disavanzo strutturale del patto è stata una “necessità” alla luce del “persistente ritardo nel recuperare i livelli di pil pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana”. Ma aveva anche aggiunto che “qualora i rapporti deficit/Pil e debito/Pil non dovessero evolvere in linea con quanto programmato” il governo interverrà “adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rispettati”. Il premier Giuseppe Conte aveva confermato che c’è  “disponibilità a valutare un contenimento delle spese delle spese nel corso di attuazione della manovra”. Parole ribadite martedì in un’intervista a Bloomberg Tv in cui ha negato che esista un “piano B” e ha escluso modifiche alla sostanza della manovra, ma ha anche ribadito che “il deficit al 2,4% del Pil è il tetto” massimo.