Dunque i giochi si sono chiusi qui in Trentino Alto Adige.

Per quanto riguarda i nostri cugini altoatesini (io sono trentino), in realtà non cambia molto la situazione, poiché la SVP mantiene il “pacchetto di controllo” del Consiglio provinciale di Bolzano, con ben 15 seggi su 35, quindi pur dovendo dialogare con altri per formare il futuro governo provinciale, non avrà problemi nel mantenere la gestione del Sudtirol, come ormai tradizione consolidata.

Ben altra musica, invece suonerà in Trentino, dove la coalizione di centrosinistra autonomista è stata sonoramente battuta dal centrodestra.

La coalizione del governo provinciale uscente ha, peraltro, servito la vittoria agli avversari su un piatto d’argento nei mesi scorsi, dopo la scissione tra il presidente uscente Ugo Rossi e il suo PATT con il resto della coalizione formata da Pd- UPT – Verdi  (questi ultimi senza rappresentanti eletti nel Consiglio uscente).

Però va pure detto che la Lega ha sbancato, ottenendo ben oltre il 27% come partito e, la coalizione di centro destra ottenendo il 46,73%, quindi superando la soglia del 40% ottiene pure il premio di maggioranza che porterà ad avere 21 consiglieri su 35. Una larga maggioranza che garantirà, al neo presidente Maurizio Fugatti, di governare per cinque anni con dominio pressoché assoluto.

Personalmente, non mi sorprende la vittoria del centrodestra, già peraltro preventivata e aiutata dallo sfascio e dal massacro interno al centrosinistra. Ciò che più mi lascia interdetto è la percentuale del 27,09% della Lega, che qui si è presentata con il nome di Salvini sul simbolo: qui in Trentino abbiamo sempre avuto a cuore i concetti di accoglienza e solidarietà e, ora, mi chiedo cosa ne sarà di questi valori che abbiamo anche apprezzato nei secoli scorsi, quando eravamo noi un popolo di emigranti?

E, ancora, mi chiedo, cosa ha indotto un terzo o quasi degli elettori a votare per un partito nazionale che vede le autonomie come “concessioni” da eliminare, al fine di portare tutte le risorse sotto il governo? A mio parere vedo come destinazione futura una riduzione drastica della gestione locale delle risorse e temo davvero che il neo presidente leghista, ormai ex onorevole, Fugatti, dipenderà in toto dalle decisioni di Matteo Salvini. Non a caso sul simbolo della Lega c’era il nome proprio del Matteo nazionale e non certo del candidato, e ora, presidente! Se, poi, sommiamo le preferenze di tutti i candidati della Lega arriviamo a 34.431 voti, sui totali di lista pari a 69.116! Più della metà dei voti della Lega sono andati al simbolo e non certo ai candidati! Questo significa che a governare il Trentino sarà Salvini, tramite il presidente Fugatti? Ovviamente questa è una domanda che troverà risposta negli atti che seguiranno da qui a qualche settimana. Ora come ora altre riflessioni mi sovvengono.

Siamo una provincia ricca, con livelli occupazionali elevati, con un buon sistema sanitario, con una scuola funzionante, con strade percorribili e affidabili. Molti imprenditori hanno goduto o godono di sgravi fiscali e/o di contributi per le proprie attività molto, anzi a volte troppo, pesanti. Ma davvero ben quasi il 47% dei votanti vuole credere al pifferaio magico, che promette cose che già abbiamo? Davvero credete che saranno disponibili a tutelare l’autonomia come noi trentini la intendiamo e come l’abbiamo avuta finora? Se davvero siete convinti di tutto ciò, posso anche provare a capire perché avete dato la fiducia a Matteo Salvini… oopppsss, scusate a Maurizio Fugatti! Diversamente, dato che non sarà così sempre a mio parere, chi sa leggere davvero i numeri e non urla, e riesce ad  analizzare ciò che abbiamo avuto a disposizione, non può che dissentire da questa scelta nazionalistica che vedrà il Trentino assoggettato al Veneto, guarda caso governato da un altro leghista! Come si suol dire: “Ai posteri l’ardua sentenza!”

A ciò che resta del centrosinistra, non rimane che rimboccarsi le maniche e ricostruire una proposta alternativa, ma questa volta seria e unita, soprattutto con facce nuove e credibili! Ma questa è una storia tutta da progettare, purché, appunto, i progettisti cambino davvero e non pensino di proporre la solita minestra riscaldata fra cinque anni.