Ancora errori di Sebastian Vettel, due in questo fine settimana di Gp, che contribuiscono ad aumentare i rimpianti e ad animare le critiche nei confronti del tedesco. Con la metà degli errori e una vittoria in Texas – che avrebbe potuto ottenere con la macchina di cui disponeva – sarebbe stato in piena lotta per il mondiale.

Non ci si vuole accanire contro un pilota in difficoltà ma è pur vero che, anche l’errore di ieri ed il contatto con Ricciardo, sono difficili da giustificare. Non aiuta poi quello che Seb racconta ai microfoni dopo la gara quando, oltretutto, tenta di dare delle responsabilità all’avversario: “Mi ha stretto e ci siamo toccati”. Si vede chiaramente che perde il controllo della sua monoposto e che, lui, finisce contro l’australiano, non certo il contrario!

C’è rammarico perché la Ferrari ha dimostrato di saper reagire e, seppure dopo un periodo di crisi e alcuni Gp buttati, oggi, con qualche errore in meno del suo pilota di punta, sarebbe stata in grado di giocarsi ancora il mondiale.

Un plauso alla strategia della Ferrari, spesso criticata anche da chi scrive. Sì, certamente ci ha messo del suo la Mercedes che compie forse il suo primo grave errore di strategia. Sarebbe bastato fermare Hamilton qualche giro prima e il gioco, forse, sarebbe stato fatto. Giusto intanto però, complimentarsi con il muretto Rosso per come ha portato Kimi a conquistare una vittoria non facile.

Ora basteranno 5 punti in tre gare ad Lewis Hamilton per vincere il suo quinto titolo iridato, ed eguagliare così Fangio. Un gioco da ragazzi e la partita si potrebbe già chiudere in Messico tra una settimana.

In Ferrari invece resteranno le grane. Tanti rimpianti, esami interni e critiche da sopportare. Un Vettel che nel 2019 potrebbe mettere in discussione un’intera carriera se dovesse fallire  ancora e che non avrà più al suo fianco “l’inoffensivo” (Monza a parte) Raikkonen. Sarà Leclerc il suo compagno, il prossimo anno, e già alcune dichiarazioni del monegasco appaiono non del tutto rassicuranti. Sarà capace Vettel di reggere la pressione, non solo di Hamilton ma anche quella in seno al suo team? Certo, dopo quanto visto quest’anno il dubbio è lecito ed è difficile non averne