Il ministero dei Trasporti resta nel processo per lo scontro dei treni in Puglia del luglio 2016. Lo ha deciso la giudice per l’udienza preliminare Angela Schiralli rigettando la richiesta di esclusione presentata dal dicastero guidato da Danilo Toninelli durante la scorsa udienza filtro del procedimento per la morte di 23 persone e il ferimento di altre 51 a causa del frontale tra due vettori di Ferrotramviaria lungo la tratta Andria e Corato.

Per la giudice, la richiesta è “infondata”, si legge nell’ordinanza, e il ministero sarà quindi responsabile civile, come pure la stessa concessionaria della tratta. Esclusa invece la Regione Puglia in quanto – ha spiegato il gup – in quanto “non potrebbe rispondere civilmente per un fatto illecito altrui atteso che nessun imputato è dipendente o funzionario regionale”.

Due, invece, sono i dipendenti del ministero imputati. Oltre ai funzionari dell’Ustif, l’ente del ministero dei Trasporti che fino al settembre 2016 ha vigilato sulla sicurezza dei treni delle reti locali, ci sono anche Virginio Di Giambattista ed Elena Molinaro: il primo a capo della struttura ministeriale che si occupa dei Sistemi di Trasporto ad Impianti Fissi e il Trasporto Pubblico Locale, la seconda altra dirigente del ministero. In totale sono 17 le persone fisiche coinvolte – oltre a 2 società – alle quali sono contestati a vario titolo i reati di disastro ferroviarioomicidio colposo e lesioni gravi colpose.

Di “ulteriore passo in avanti”, parla l’avvocato Massimiliano Gabrielli, che rappresenta l’Anmil nel processo: “Il coinvolgimento di Ferrotranviaria e Mit nel processo come responsabili civili dimostra ancora una volta come tra parole, proclami politici e fatti processuali ci sia sempre una grande differenza – dice – Ferrotranviaria intanto continua ad operare come concessionaria, senza che sia stato nemmeno seriamente messo in discussione il suo contratto, come inizialmente fatto con Autostrade, nonostante anche qui le responsabilità siano sotto gli occhi di tutti”.

Per l’Avvocatura dello Stato, il ministero doveva uscire dal processo per aspetti formali legati all’incompletezza del decreto di citazione, mentre per gli avvocati delle parti civili la richiesta era “una fuga delle istituzioni dal processo”. Commentando la reazione dei parenti delle vittime, una nota dei Trasporti spiegava che l’avvocatura “ha svolto in modo corretto le proprie funzioni indipendentemente dall’indirizzo politico” e spiegava che il ministero “potrà valutare di schierarsi ancora più concretamente al fianco delle vittime, costituendosi parte civile in sede dibattimentale”. Ora, non sarà più possibile. La prossima udienza è fissata per il 25 ottobre. Già in quella data potrebbero giungere alcune richieste di rito abbreviato da parte dei difensori di alcuni degli imputati.

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