Stupisce la certezza di Massimo Giannini: “Eccolo qua, l’ultimo colpo di teatro: il condono ‘a sua insaputa’” (Repubblica, 18 ottobre). Non ci sono dubbi, Di Maio è un bugiardo, mente, sapeva del condono che perdona i riciclatori del denaro sporco e ha inscenato questa “tragicomica Opera Buffa” della congiura.

Se fosse vero, se avessimo senza dubbio alcuno la certezza che così è, la carriera politica del leader pentastellato sarebbe fortemente compromessa. Il punto è che questa certezza ce l’hanno Giannini e Repubblica (e i giornaloni affini). Dovrebbero fornire qualche prova, per amore della verità, a noi sprovveduti e ingenui, a noi privi di fonti privilegiate, giacché certe affermazioni sono gravi: “Quello che proprio non ci si poteva aspettare è che i moderni Robespierre pentastellati, dopo aver nutrito le masse… a ‘pane, gogna e ghigliottina’, avrebbero accettato un condono del genere”. Accettato? E’ un’affermazione non una dimostrazione.

Io ho visto un altro film: Luigi Di Maio fortemente incazzato – si può dire? – denunciare in Tv l’inganno di un testo manipolato che nega, come fossero bazzecole, valori fondamentali (lotta alla mafia e al riciclaggio) del M5S. Insomma, come si può credere che il leader pentastellato, conoscendo la sua base (e l’inevitabile reazione), abbia solo minimamente pensato d’inserire nel decreto una sanatoria per i riciclatori? Assurdo. L’accordo politico non prevedeva condono penale e scudo fiscale sui capitali esteri. Se l’accordo salta c’è un problema. Giusto. Ma perché definire il ministro grillino traditore degli ideali? Quanto a Robespierre, ricordo a Giannini che il leader giacobino condannava senza processo per un semplice sospetto (“legge dei sospetti”, 10 giugno 1794). E’ esattamente quello che ha fatto lui dal tribunale Repubblica: ha condannato senza appello, e per un semplice sospetto, Luigi Di Maio. Per fortuna non c’è più la ghigliottina.

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