La morte del collaboratore di giustizia Lorenzo Cimarosa, cugino del latitante Matteo Messina Denaro, “non era in alcun modo prevedibile” e i suoi verbali sono utilizzabili. È questa la valutazione dei giudici del Tribunale di Trapani, completamente opposta rispetto a quella dei colleghi della corte d’Appello di Palermo che li avevano dichiarati inutilizzabili. È anche in base a questa decisione che era stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa l’ex consigliere comunale di Castelvetrano Calogero Giambalvo, nipote del patriarca Vincenzo La Cascia. Arrestato come presunto favoreggiatore di Messina Denaro, fu prima sospeso dall’aula e poi reintegrato ma l’episodio causò lo scioglimento del comune che da allora è commissariato per mafia.

Si tratta dello stesso consigliere comunale che aveva conquistato notorietà nazionale perché intercettato si diceva pronto a “rischiare trent’anni di galera” per nascondere Messina Denaro. Controverse anche le parole utilizzate per commentare proprio la collaborazione di Cimarosa, cugino di Messina Denaro, che aveva deciso di saltare il fosso e farsi pentito. “Minchia se ti racconto l’ultima: Cimarosa collaboratore di giustizia! Cose tinti (cose brutte ndr) picciotti miei. Tu te lo immagini? La prima volta se l’è fatta bello sereno la galera e ora si scanta (ha paura ndr)”. Secondo Giambalvo, Messina Denaro avrebbe dovuto intimorire Cimarosa, per bloccarne la collaborazione con i magistrati. “Se fussi io Matteo, ci ammazzassi un figghiu (gli ucciderei un figlio ndr), e vediamo se continua a parlare”.

Ora, proprio due verbali di Cimarosa vengono acquisito dai giudici. L’utilizzabilità dei documenti – redatti il 22 gennaio e il 16 febbraio 2016 -era legata alla prevedibilità dell’aggravarsi di alcune patologie che hanno preceduto la sua morte, avvenuta l’8 gennaio dello scorso anno. Secondo i giudici palermitani c’era “il fondato motivo che il dichiarante non avrebbe potuto essere esaminato in dibattimento per infermità o altro grave impedimento” e quindi doveva essere ascoltato con la formula dell’incidente probatorio: un’udienza a porte chiuse con un giudice e gli avvocati delle parti coinvolte. Giambalvo fu poi assolto in appello e anche in Cassazione. Adesso invece il collegio di giudici presieduto da Daniela Troja ne ha disposto l’acquisizione. “Il primo certificato in cui si faceva riferimento alla prognosi infausta a breve termine è del 5 ottobre 2016”, si legge nell’ordinanza.

Giambalvo e Michele Sottile, 56enne organico alla famiglia di Castellammare del Golfo (già condannato a 8 anni e due mesi per mafia) sono accusati della tentata estorsione a Nicolò Clemente, imprenditore edile ed erede di una famiglia nella cerchia di Francesco Messina Denaro, padre dell’attuale latitante. A luglio la Dia lo ha arrestato e ha sequestrato le sue aziende perchè inserito in “una logica spartitoria del mercato”.“Il fratello Giuseppe era braccio destro di Matteo”, disse Cimarosa. Nel 2008 si suicidò mentre si trovava in carcere accusato di omicidio.

Cimarosa racconta di una lettera ricevuta da Matteo Messina Denaro e letta da Vincenzo Panicola, assieme ai fedelissimi. In alcune parti “parlavano di Nicola Clemente, quello che aveva fatto, quello che faceva di testa sua, praticamente i lavori li faceva tutti lui tra il 2008 e il 2009 e si lamentava di questa cosa”, aggiunse il collaboratore. “Giovanni Risalvato disse ‘Nicola camina sempre pi li fatti so’”. Tra i lavori vinti dalla Clemente Costruzioni c’era l’ammodernamento della strada Grotticelli del Re a Castellammare del Golfo. Un appalto da circa 600 mila euro che attirò gli interessi dei boss del luogo.

“Per il discorso di Castelvetrano ne hai cheisti più soldi? Allora io vi ho detto che a Castelvetrano ho un “picciotto” che sale e scende”. A parlare con i suoi sodaliera Diego Rugeri (detto ‘u Nicu) boss in ascesa di Castellammare del Golfo poi condannato a 15 anni. Il picciotto, secondo i pm, era Calogero Giambalvo. Ma anche Cimarosa ne parla come “uno dei componenti della famiglia mafiosa di Castelvetrano al quale è stato affidato il delicato compito di tramite per i rapporti con esponenti mafiosi del mandamento di Alcamo”. “Abbiamo riscontrato decine di telefonate tra Rugeri e Giambalvo in cui si fissavano degli incontri di persona”, ha detto un ispettore della Squadra Mobile che ha testimoniato al processo. “Facevano riferimento sempre a discorsi pregressi però le telefonate ricadevano nei periodi in cui Rugeri diceva di muoversi per l’appalto di Castelvetrano”. L’azienda di Clemente poi assume una persona segnalata dal clan di Castellammare del Golfo ma nel frattempo scattano gli arresti dell’operazione “Golem 2”. “Appena eseguimmo gli arresti i contatti tra Rugeri e Giambalvo si fermarono per sei mesi e ripresero con minore intensità”.