“E’ insopportabile il timore che il paziente che si affida alle nostre decisioni, possa dubitare che il giudizio sia a scopo di lucro. Oltre all’evidente ignominia, si vuole minare la stessa democrazia mettendo in discussione i principi fondamentali su cui dovrebbe fondarsi”. A scriverlo è F.M., medico legale tra i 900 esterni che lavorano a partita Iva presso le sedi Inps nazionali, con un contratto triennali che terminerà a dicembre 2018. Non è tra i 517 dirigenti medici dell’istituto che a fine anno ritireranno il “premio” della controversa circolare di marzo 2018 firmata dal presidente Tito Boeri erogato in base alla riduzioni di spesa che sapranno conseguire, annullando prestazioni per malattia e revocando le invalidità. Ma sa che indirettamente quell’incentivo lo riguarda ugualmente, due volte: perché il dirigente che lo riceve esprimerà una valutazione sulla sua riconferma, che sarà più benevola quanto più concorrerà al “risultato”, dall’altra perché il paziente non potrà distinguere e finirà fatalmente per dubitare di tutti.

“Dopo aver letto gli articoli del Fatto e la denuncia del dottor Agnoletto mi sono sentito in dovere di riflettere in merito ad alcuni cambiamenti lavorativi di questi ultimi periodi”, scrive il medico in una lettera pubblica indirizzata al Fatto.it (scarica) che testimonia gli effetti visibili e invisibili, ma in ogni caso nefasti a suo dire, della circolare che incentiva il medico a negare dei diritti e che resta in vigore, nonostante la aperta contrarietà dell’Ordine dei Medici, delle associazioni egli invalidi e dello stesso ministro della Salute. Chiarisce subito che “ai medici esterni certe determinazioni interne decise dai superiori dell’Istituto non vengono trasmesse né per iscritto, né per via orale”. Come dire: caro cittadino, non pensare che sia io a volerlo. Perché “il solo pensare che la professionalità e l’efficienza di un medico possano essere incentivate da un bonus economico deturpa l’aspetto etico e deontologico del nostro essere tale, ma, in questo caso, soprattutto l’onorabilità e l’incorruttibilità di un sistema di cui l’Inps dovrebbe essere l’emblema”.

Nella lettera il medico solleva nuovi dubbi su come l’ente persegua gli obiettivi di risparmio che fissa. Racconta come la pianificazione dei controlli sulle visite fatte nelle Asl segua criteri prevalenti “quando si ritiene vi sia stata una ipervalutazione del giudizio, molto meno in caso di ipovalutazione. Come mai?”. E come l’operazione straordinaria di revisione di 800mila pensioni a caccia di falsi invalidi venisse fatta con un software che era programmato solo per ridurre o confermare la percentuale di invalidità, non per aumentarla in caso di aggravamento delle condizioni. “Potevamo solo confermare la percentuale precedente e suggerirgli eventualmente di chiedere un aggravamento: altre spese burocratiche, altre commissioni d’invalidità, tempo e soldi gettati dal cittadino e dall’Inps. Tutto questo in una logica apparente di risparmio?”. E allora, come si impediscono abusi? “Si potrebbe risparmiare con un controllo metodico e armonico ma non pregiudicante, educando il cittadino a capire che è un suo diritto avere riconosciuta un’invalidità ma solo in funzione di dati clinici specialistici ed obiettivabili”.

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