La ricerca per prevenire sempre più velocemente e combattere più efficacemente il tumore al seno prosegue. Tra le armi individuate dai ricercatori italiani c’è il controllo della crescita delle sue cellule staminali. Pubblicato sulla rivista Oncogene (Nature), lo scorso agosto, il meccanismo apre la strada a nuovi farmaci capaci di colpire selettivamente il ‘motore’ del tumore, ossia di interrompere la proliferazione delle cellule staminali che lo rigenerano continuamente. Il risultato è stato ottenuto dal gruppo del Centro per la genomica dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) a Milano, con il sostegno dell’Associazione Italiana per la Ricerca su Cancro (Airc).

L’arma è un micro-Rna , ossia una piccola molecola di Rna che si comporta come un interruttore molecolare capace di accendere migliaia di geni. Chiamata miR-34a, la molecola è stata identificata dal gruppo guidato da Francesco Nicassio, coordinatore del Centro per la Genomica dell’Iit. Da anni i ricercatori erano sulle tracce di questo interruttore: sapevano che era capace di bloccare la crescita delle cellule tumorali, ma non era chiaro come lo facesse. Per scoprirlo i ricercatori hanno osservato la molecola all’opera durante la formazione e lo sviluppo della ghiandola mammaria. In questo modo hanno scoperto che, oltre alla proliferazione delle cellule, può controllarne le proprietà staminali, fondamentali nella rigenerazione dei tessuti.

“Questo lavoro ci ha permesso di capire che l’espressione fisiologica del microRNA, miR-34a, è in grado di limitare l’espansione delle cellule staminali e può quindi contrastare più efficacemente la progressione del tumore”, spiega Paola Bonetti, prima autrice del lavoro e ricercatrice nel gruppo di Nicassio. Le cellule tumorali con proprietà staminali sono considerate le più pericolose, perché si ritiene che da queste dipendano sia la progressione della malattia sia le recidive. Una singola cellula staminale tumorale può, infatti, rigenerare un intero tumore, anche dopo un trattamento chirurgico o farmacologico. Adesso il nuovo obiettivo della ricerca è utilizzare le nanotecnologie per portare le molecole nelle cellule malate. “Stiamo già sperimentando sistemi nuovi per veicolare i microRNa nelle cellule tumorali. La nostra speranza – dice Nicassio – è portare avanti con successo questi studi”.

L’abstract su Oncogene

Fatto for future - Ricevi tutti i giovedì la rubrica di Mercalli e le iniziative più importanti per il futuro del pianeta.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Così nascono le “stelle” del cervello: gli astrociti aiuteranno a comprendere i disturbi del sistema nervoso

next
Articolo Successivo

Hubble, perché il telescopio più famoso dell’universo è stato messo in aspettativa

next