La storia del taglio alle pensioni “d’oro” diventa ogni giorno più somigliante a un thriller nella cui trama, finora, l’unica cosa certa è l’identità della vittima: i pensionati, i quali non sanno né quanto né come, ma sanno che il Governo gli sfilerà un po’ di pensione dalle tasche.

La confusione infatti regna totale; dopo anni di insulti ai pensionati accomunati molto impropriamente ai parlamentari e ai loro vitalizi, nel contratto di governo fu confermata la volontà di tagliare le pensioni più alte “Per una maggiore equità sociale, riteniamo altresì necessario un intervento finalizzato al taglio delle cd. pensioni d’oro (superiori ai 5mila euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati”.

Due parole spiccavano, “equità” e “contributi”, oltre alla cifra di 5mila euro, parole e cifra che prontamente scomparvero non dai proclami del ministro Di Maio – che ha continuato con una narrativa fuorviante e sempre rigorosamente senza confronto – ma dal progetto di legge n. 1071 che M5S e Lega hanno presentato in Parlamento.
Lì il “ricalcolo secondo il metodo contributivo” non riesce ad andare oltre il titolo perché le norme contenute nel testo parlano di un taglio legato all’età di pensionamento. La scomparsa della parola “contributi” trascina con sé nell’oblio anche l’altra – “equità” – perché il taglio basato sull’età di pensionamento introdurrebbe, al contrario, altre iniquità; per esempio penalizzando una pensione giustificata dai contributi e ottenuta a 63 anni e lasciandone intoccata un’altra non giustificata da contributi ma ottenuta a 65 anni. Nel frattempo, la soglia di “attenzione” del provvedimento veniva ridotta da 5mila a 4.500 euro rispetto al contratto di Governo.

Che il PdL in questione, oltre che sostanzialmente diverso rispetto a quanto detto in campagna elettorale e nel famoso contratto e in clamorosa contraddizione con quanto Di Maio continua ad affermare senza pudore, fosse anche un cumulo di assurdità e potenziali iniquità gravi è stato ribadito in tutte le audizioni che la Commissione lavoro della Camera ha tenuto sull’argomento. Qualche esempio:

1. “Contrariamente a quanto enunciato nel titolo del PdL C 1071 il ricalcolo non avviene secondo il metodo contributivo in quanto non si determina il montante contributivo e quindi si prescinde dai contributi versati, ma è basato sul rapporto di misure che solo incidentalmente hanno a che fare con i coefficienti di trasformazione in rendita e con i relativi divisori”  – Antonietta Mundo

2. “Stante l’attuale testo, sarebbero poi colpiti dalla rideterminazione persone che sono state costrette ad andare in pensione … oppure persone per le quali il pensionamento anticipato ha costituito una forma di tutela (i prepensionamenti da esuberi o da crisi produttiva, i salvaguardati ex Fornero) … Costoro sarebbero sottoposti alla rideterminazione” – Giuliano Cazzola

3. “La conseguenza è assurda: potrebbe venire penalizzato chi è andato in pensione a 60 anni pur avendo versato contributi per 40 anni e non chi è andato in pensione a 65 anni avendo versato contributi per soli 25 anni” – Giorgio Ambrogioni

4. “Un altro problema si pone nei casi dei lavoratori che hanno dovuto cessare, per ragioni indipendenti dalla loro volontà, il rapporto di lavoro prima del raggiungimento dell’età pensionabile (ad esempio nei casi di licenziamento per crisi aziendale, o di collocamento d’ufficio a riposo, o per particolari categorie di lavoratori)” – Tiziano Treu

5. “I beneficiari dei risparmi, sono circa 3,9 milioni di pensionati titolari di pensioni minime e di pensioni/assegni sociali… Beneficerebbero nella migliore delle ipotesi di non più di 10 euro mensili che sarebbero una goccia nel mare per far crescere l’economia e incrementare i consumi” – Antonietta Mundo

6. “Di Maio non si è sentito in dovere di riflettere su quanto espresso nelle audizioni, tant’è che, come il giocatore al casinò che raddoppia la posta per recuperare le perdite, ha intensificato le sue aggressioni verbali ai pensionati: ‘Abbiamo chiuso il lavoro sulle pensioni d’oro e ci andiamo a prendere oltre 1 miliardo di euro da pensionati d’oro che in questi anni non hanno versato neanche un decimo di quello che stanno prendendo'” – Rivarolo Canavese, 12 ottobre 2018

Al di là dell’affermazione diffamatoria e puerile sul 10% – una pensione da 5mila euro secondo Di Maio avrebbe meno contributi della minima sociale – spicca il miliardo, oltre alla volontà di procedere immediatamente inserendo il taglio nel decreto fiscale. Tutti i calcoli sul taglio come precedentemente previsto davano, a detta di tutti, risparmi annui tra i 120 e i 200 milioni di euro massimo, quindi il miliardo ha lasciato ipotizzare o tagli assai più alti (4050% su alcune pensioni?) oppure l’abbassamento della soglia a 3.500 € o più in basso, cioè cominciando a intaccare anche le pensioni “d’argento”.

Questo al venerdì. Il week end è stato un susseguirsi di tira e molla tra Di Maio e la Lega: nel decreto fiscale sì, nel decreto fiscale no, la soglia non si abbassa oppure forse sì, fino al lunedì quando, colpo di scena, il taglio non è entrato nel decreto fiscale, il miliardo sembra essere una cifra da intendersi su tre anni e forse da conseguirsi mediante blocco della perequazione e non con ricalcoli cerebrali certamente ingiusti; probabilmente scendendo ancora con la soglia sotto i 3.500 €, cioè andando anche alle pensioni di bronzo. Quest’ultima soluzione manterrebbe inalterate le iniquità e le contraddizioni del ricalcolo basato sull’età in quanto anch’essa non si cura minimamente dei contributi versati, inoltre renderebbe il gettito del tutto teorico e basato su ipotesi di inflazione e solo in termini reali.

Come si vede, la confusione è massima, le idee cambiano di continuo e resta un unico punto fermo: le pensioni più alte vanno tagliate per principio, che abbiano i contributi oppure no; sono alte e quindi possono dare. Ma allora, esistendo anche dentisti d’oro, architetti d’oro, medici specialisti d’oro, notai d’oro, avvocati d’oro, deputati d’oro, senatori d’oro, giornalisti televisivi d’oro etc. etc., non sarebbe assai più equo un contributo di solidarietà legato al reddito, magari all’Isee? I pensionati “d’oro” non si opporrebbero per niente, perché il problema non è nella cifra da dare in solidarietà, ma nel modo ingiusto nel quale ti verrebbe tolta, per di più dandoti del ladro di futuro che “frega agli altri pensionati” – Di Maio – anche quando ti sei pagato tutti i contributi.

Intendiamoci: resterebbe sempre l’iniquità degli evasori fiscali che resterebbero esenti anche da questo contributo, ma per loro c’è un occhio benevolo.

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