Si sono radunate alle 8.30 del mattino, dopo aver portato i loro bambini a scuola, le mamme, italiane e straniere, che da giorni stanno protestando contro il regolamento del Comune di Lodi per l’accesso alle agevolazioni scolastiche. Una delibera che impone agli extracomunitari di presentare oltre all’Isee un documento del proprio Paese d’origine (spesso molto difficile da reperire), se non si vuole pagare la retta più alta.

A organizzare il presidio di 12 ore sotto i portici di piazza Broletto il Coordinamento uguali doveri, che nei giorni scorsi ha avviato una campagna di raccolta fondi per i bambini esclusi dalla mensa, ricevendo da tutta Italia oltre 80mila euro. “Fino a oggi abbiamo intercettato circa un centinaio di famiglie, ma sappiamo che ne mancano diverse all’appello – spiega Michela Sfrondini – Non sono persone che fanno la pacchia, ma persone che lavorano in Italia, pagano l’affitto, che hanno iscritto i loro figli a scuola e che cercano di barcamenarsi nel quotidiano, come facciamo noi”. I manifestanti hanno suonato più volte (“ogni due ore”) al campanello del Comune per chiedere un incontro con la sindaca Sara Casanova, ma non è mai stata aperta loro la porta.

In piazza i racconti si assomigliano tutti. Tante sono le famiglie che sono tornate nel proprio Paese di provenienza, spendendo anche migliaia di euro, per recuperare il certificato. E che una volta tornate in Italia hanno scoperto che il sacrificio non è servito a nulla. “Mi hanno detto che non andava bene, ma io non posso tornare di nuovo in Marocco – si sfoga Hayat, mentre spinge il passeggino con l’ultimo dei suoi 4 bambini  –  E ai miei figli che mi chiedono perché non mangiano con i loro compagni non so cosa rispondere”.

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