“Io andrei volentieri al Viminale nel momento in cui il ministro Salvini mi chiederà scusa. A me, alla mia famiglia e soprattutto a Stefano”. Lo ribadisce a Propaganda Live (La7) Ilaria Cucchi, che, prima del suo intervento, esordisce con una toccante lettera sulla tragedia del fratello Stefano: “Era chiaro a me e ai miei genitori quel 22 ottobre di 9 anni fa, quando vedemmo Stefano per l’ultima volta, steso sul tavolo dell’obitorio, ciò che mio fratello aveva dovuto subire. La verità era impressa su quel corpo martoriato, sull’espressione di quel volto che continuavo a fissare, chiedendomi come fosse stato possibile che un essere umano avesse ridotto in quella maniera un suo simile. Quella domanda non troverà mai risposta. Quella stessa verità che era stata ostinatamente negata in anni e anni di processi sbagliati” – continua – “per tentare di affermare che, in fondo, Stefano era morto di suo. Processi falsi e ipocriti sulla pelle della sua famiglia. Oggi quella verità è entrata forte e chiara in un’aula di giustizia. Vi è entrata con parole terribili, che descrivono quel violentissimo pestaggio in tutta la sua brutalità. Altro che caduta dalle scale. Tutti coloro che ci hanno insultati, infangati, denunciati e che ci hanno addirittura costruito su carriere politiche ora dovranno chiedere scusa alla famiglia di Stefano Cucchi, alle istituzioni che hanno finto di rappresentare e a ogni cittadino perbene. Stefano mio, quanto dolore. Papà continua a vedere il film “Sulla mia pelle” ogni sera. Magari si illude di poter cambiare il finale e di stare ancora con te”.
Ilaria Cucchi ripercorre tutte le tappe dei 9 anni di calvario processuale e ricorda come sia stato determinante il consiglio dell’avvocato Fabio Anselmo, quello di fotografare Stefano sul tavolo dell’obitorio la mattina dell’autopsia. E aggiunge: “Nove anni di processi, sei anni di processi sbagliati, nei quali la mia famiglia si è fatta carica di un ruolo che sarebbe dovuto essere dello Stato. Eppure è andata avanti, continuando a credere in quelle istituzioni che ci avevano tradito e che erano diventate improvvisamente i nostri peggiori nemici. Siamo andati avanti perché sapevamo che la verità era quella. Tutto questo accadeva a spese nostre, emotive ed economiche, perché, diciamolo, questi processi non sono per tutti

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