“Alitalia va rilanciata, non salvata. E se dovesse nascere una bad company, questa non riguarderà i lavoratori”. A rivendicarlo il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio, al termine dell’incontro con i sindacati al Mise a Roma, in merito al progetto di ‘rinazionalizzare’ l’ex compagnia di bandiera, in amministrazione straordinaria da un anno e mezzo, a due settimane dalla scadenza fissata per la cessione a privati. Il ministro aveva già chiarito, intervistato dal Sole 24 Ore, l’intenzione di trasferire Alitalia a una new company, con dotazione iniziale tra 1,5 e 2 miliardi partecipata dal Tesoro (il prestito ponte di 900 milioni, concesso dal governo Gentiloni, verrebbe convertito in azioni, ndr), dal gruppo pubblico Ferrovie dello Stato e da un “partner industriale internazionale”. Se il nome del possibile partner è ancora un mistero, Di Maio ha rivendicato come siano state “ricevute tantissime disponibilità, anche da compagnie europee”. E per la soluzione del dossier ha precisato: “Ci sono tre auspici. Il primo è che ci sia direttamente con una parte del prestito ponte il governo. Il secondo che ci sia Ferrovie dello Stato con una partnership sicuramente strategica ma anche, è auspicabile, finanziaria. Poi dobbiamo comprare o fare dei leasing per dei nuovi aerei. Per questo sono sicuro che Cassa depositi e prestiti ci possa dare una mano nel finanziamento dell’operazione”.

Riguardo al nodo del lavoro, Di Maio ha poi aggiunto: “Voglio dirlo chiaramente: non ci saranno esuberi, perché l’obiettivo è salvaguardare i livelli occupazionali e rilanciare l’azienda per ambire a nuove assunzioni”, ha aggiunto. Parole che sono state apprezzate dai sindacati, anche se è stata Camusso a rivendicare tempi rapidi: “Il tempo è molto stretto. Ore o giorni, non settimane, per la lettera vincolante”

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