Il presidente Inps  Tito Boeri alla Camera dei Deputati parla di pensioni d’oro ed equità del sistema previdenziale, ma tira dritto sulla delibera con la quale a marzo ha introdotto un premio per i medici che tagliano le prestazioni di malattia e invalidità, come rivelato dal fattoquotidiano.it. Mentre il ministro della Salute in persona, l’Ordine dei medici, la stessa Associazione dei Medici dell’Inps e tutte quelle che tutelano gli invalidi hanno chiesto il passo indietro, Boeri bolla la questione come “fondata sul nulla”. “Ma di cosa stiamo parlando? Qui si parla di un incentivo che abbiamo introdotto in virtù di una sentenza del Consiglio di Stato che prevede l’introduzione di un sistema incentivante. Tra i nostri incentivi ci sono quelli legati alla riduzione del debito pubblico e al risparmio”. E ancora: “Sono obiettivi aggregati dell’istituto a livello regionale, il singolo medico non ha effetti revocando invalidità. Il medico risponde sulla deontologia alla giustizia civile e penale, oltre che alla propria coscienza”, ha tagliato corto.

In realtà, la non meglio precisata sentenza richiamata da Boeri riguarderebbe l’autonomia dei professionisti che le amministrazioni devono garantire, ma il modo trovato dall’Inps – come rilevato dagli stessi medici dell’Istituto – va esattamente nella direzione contraria: l’incentivo al taglio delle prestazioni può condizionarne le scelte ledendone l’autonomia, con implicazioni delicatissime sul piano deontologico e dei diritti. E poco cambia che l’incentivo sia poi redistribuito su base regionale o di importo modesto. Le domande e le critiche che muovono da più parti restano: se l’Istituto nazionale di previdenza sociale debba erogare le prestazioni per cui i contribuenti pagano le tasse o conseguire risparmi per conto dello Stato; se possa farlo a scapito dei diritti di salute e assistenza dei cittadini; se possa poi rimettere al medico, che di salute si occupa, la “cura dei rapporti economici” che non gli competono. Trasformandolo, come ha detto il presidente dell’Ordine Filippo Anelli contestando il provvedimento, “da medico dei pazienti a medico dello Stato.

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