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Toti sta stretto in Forza Italia: “Non può essere il partito dello spread”. E pensa a un nuovo soggetto alleato di Salvini

Secondo il Corriere, il governatore si è lamentato del partito con la cerchia più intima: "Sono sempre gli stessi dirigenti che si alternano sul palco e si applaudono tra di loro". E ai cronisti risponde: "Resto in Forza Italia, se c'è ancora". La Gelmini: "Battuta sgradevole". Mara Carfagna: "Si lamenta da tre anni, dia il suo contributo"
Toti sta stretto in Forza Italia: “Non può essere il partito dello spread”. E pensa a un nuovo soggetto alleato di Salvini
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A Giovanni Toti il partito sta sempre più stretto. Con la cerchia più intima – riporta il Corriere – il governatore ligure si è sfogato di tutto ciò che non gli piace in Forza Italia. A partire dai sondaggi, che ormai danno gli azzurri ampiamente sotto il 10 per cento. Il motivo, per Toti, è chiaro: “Organizzano delle convention in cui i dirigenti si alternano sul palco, applaudendosi tra di loro, e sono sempre di meno e sempre gli stessi“. Il partito di Berlusconi, nella sua visione, è un malato terminale. Soprattutto, a Toti non va giù che il proprio partito si sia schierato accanto al Pd in difesa della stabilità finanziaria contro la manovra giallo-verde: preoccuparsi dello spread – è il ragionamento – è un controsenso per il partito che aveva evocato il complotto dei mercati quando Berlusconi fu costretto ad abbandonare palazzo Chigi nel 2011.

Secondo il quotidiano di via Solferino, l’ex direttore di Studio Aperto e Tg4 è stuzzicato dall’idea di dar vita a una nuova forza nel centrodestra, “borghese e liberale“, ma schierata senza indugi accanto alla Lega di Salvini, magari insieme a Giorgia Meloni e al suo Fratelli d’Italia. Anche se lui, parlando con la stampa estera, nega: “Io non voglio fondare un nuovo partito, men che meno per scissione, perché a forza di scindere arriviamo alla scissione dell’atomo. Continuo a ripetere cose che dico da tempo: credo che il centrodestra si debba rigenerare e ristrutturare. Dal ’94 sono cambiati i partiti e sono cambiate le esigenze della società. Prendersela con me è come prendersela con il bimbo che dice che il re è nudo”. “Io non sono un sovranista – aggiunge – sono un conservatore moderato, che vorrebbe usare il 2,4% di deficit per un piano keynesiano non per il reddito di cittadinanza, cosa che mi distingue dall’amico Salvini, che sta al governo”.

E i mal di pancia dell’ex consigliere politico di B. non passano inosservati al resto del partito. Mercoledì mattina, all’uscita delle indiscrezioni di stampa, i cronisti hanno chiesto a Toti se davvero avesse intenzione di levare le tende. E lui: “Ma no, non pensate nulla di drammatico. Resto in Forza Italia, se c’è ancora, se me la trovate“. Ironia che non è andata giù a Mariastella Gelmini: “Battuta sgradevole – ha detto la capogruppo azzurra alla Camera – Forza Italia esiste, è l’unica alternativa al nulla dei Cinque stelle e alle chiacchiere di Renzi”.

Nel pomeriggio si è fatta sentire anche Mara Carfagna, che ha usato pochi giri di parole. “Forza Italia è nelle strade e nelle piazze, sempre a contatto con le persone. Giovanni Toti si lamenta da tre anni ormai, ed è un peccato perché rappresenta una risorsa importante per Fi. Se anziché lamentarsi avesse dato un contributo nei momenti più difficili, probabilmente avremmo avuto due braccia e due gambe in più per scalare la montagna”, ha detto la vicepresidente della Camera a Radio 24. Dichiarazioni che non aiutano a raffreddare il clima. Eppure Toti ha un potere contrattuale notevole: è uno dei pochi volti vincenti del partito, tiene insieme senza problemi il centrodestra unito in Liguria e, secondo un sondaggio Tecnè pubblicato a settembre sul Secolo XIX, i genovesi si fidano molto più di lui che del governo nella fase dell’emergenza post-Morandi. Se davvero lasciasse, potrebbe essere il colpo di grazia ad un partito già morente.

 

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