I giornalisti del settimanale L’Espresso sono in stato d’agitazione, dopo che l’editore (gruppo Gedi) ha annunciato pesanti tagli e la chiusura del sito internet della testata. A darne l’annuncio è stata proprio la redazione dello storico settimanale che con un comunicato sul loro sito ricorda come l’organico abbia subito negli anni una diminuzione del personale che ha dimezzato la squadra di giornalisti e riduzioni a foliazione e budget: “Oggi il management del gruppo Gedi, editore de L’Espresso, ha comunicato al comitato di redazione la volontà di applicare a tutta la redazione un contratto di solidarietà che comporterebbe un taglio del 30% degli stipendi dei giornalisti, e alla chiusura di fatto del sito Internet del giornale – si legge nel documento firmato dal Cdr – Nel corso degli ultimi dieci anni la redazione de L’Espresso è stata falcidiata da tagli e prepensionamenti, tanto da essere stata più che dimezzata nel personale. Il giornale ha subito anche pesanti riduzioni alla foliazione e al budget. Contestualmente l’azienda non ha mai avviato alcun serio piano di rilancio e di investimenti”.

L’assemblea del settimanale fondato nel 1955, tra i più noti e influenti nel campo dell’inchiesta nazionale e internazionale, ha annunciato di rifiutare “i tagli indiscriminati al costo del lavoro, che comprometterebbero fin dall’inizio il successo del nuovo piano editoriale presentato oggi dal direttore al Comitato di redazione”, sottolineando l’importanza del settimanale e la grave perdita che un suo impoverimento provocherebbe al mondo del giornalismo e dell’editoria italiana: “Negli ultimi 63 anni – continuano -, L’Espresso è stato protagonista della storia giornalistica, politica e culturale di questo Paese, permettendo al Gruppo e ai suoi azionisti di registrare notevoli profitti. In un momento storico in cui L’Espresso e l’informazione sono sotto attacco, l’assemblea dei giornalisti respinge in maniera categorica e all’unanimità la proposta dell’azienda, e affida al Comitato di redazione un pacchetto di 10 giorni di sciopero e la valutazione dell’uso di altre forme di agitazione e lotta, che verranno eventualmente attuate dopo la presentazione dei dati economici già richiesti dal Cdr e che l’azienda si è impegnata a fornire”.

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