La corsa al rialzo dello spread Btp-Bund non ha né avrà alcun effetto sui mutui a tasso fisso già in essere. Ed è al momento solo un’ipotesi (piuttosto remota) che qualche ripercussione possa aversi su chi ha scelto il tasso variabile e su chi deciderà di comprare una casa nei prossimi mesi chiedendo un finanziamento agli istituti bancari. Molto dipenderà da se e quanto il differenziale tra i titoli di Stato tedeschi e quelli italiani continuerà ad allargarsi. E per quanto tempo.

Una stima del tempo necessario perché le banche decidano di ritoccare al rialzo i tassi d’interesse è stata fatta da Il Sole 24Ore che ha fissato in 6 mesi, basandosi su quanto accadde nel 2011, l’arco temporale necessario perché possa manifestarsi un aumento del costo dei nuovi finanziamenti. Detto che i mutui a tasso fisso già sottoscritti non sono influenzabili dalla corsa dello spread, un prolungamento del rialzo potrebbe invece finire per impattare sui costi di raccolta degli istituti di credito che ‘scaricherebbero’ l’aumento sugli utenti.

L’influenza potrebbe riverberarsi anche su chi ha un tasso variabile. L’impatto, però, più che all’allargarsi del differenziale tra titoli italiani e tedeschi è legato al tasso Euribor, al quale i mutui sono agganciati. E l’Euribor è al momento fermo e per giunta negativo, per nulla influenzato dal saliscendi dello spread. Quello che potrebbe farlo salire è un aumento del tasso pagato dalle banche per parcheggiare la propria liquidità alla Bce. Ma, visto il contesto internazionale e le tensioni sui titoli italiani, l’Eurotower potrebbe decidere di rinviare questa stretta oltre il mese di settembre 2019, data in cui – al momento – è fissato un primo rialzo del tasso.

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