Non credo si tratti di parlare di Mimmo Lucano ma di alcuni gravi problemi dei migranti, che sono anche alla base delle sue azioni e prese di posizione. In questi giorni sta per arrivare su migliaia di persone un colpo ancora più grave dell’arresto del sindaco simbolo dell’accoglienza. Mi riferisco alla abolizione del permesso di soggiorno umanitario (diciamo impropriamente la fattispecie meno rigida e più elastica dell’asilo) ovvero alla negazione di qualunque possibilità di integrazione per la maggior parte dei richiedenti asilo.

Qualunque cosa si pensi delle migrazioni, sono convinto che quasi chiunque ragionando con calma possa convenire che è meglio lasciare almeno qualche possibilità alla integrazione e che sia molto più sicuro per tutti avere meno irregolari e più regolari, più persone che possono vivere e lavorare o studiare alla luce del sole. Sono anche più controllabili, se vogliamo usare una parola che a qualcuno piace ad altri no.

Se non si prevede una strada, anche difficile, anche aspra, anche meritocratica, ma se non si prevede una possibilità per concedere un permesso di soggiorno convertibile in permesso per lavoro, allora si inchiodano al passato decine di migliaia di giovani che sono qui ormai da più di un anno, spesso da più di due (“Riesci a dimostrarmi che prima di partire per la Libia sei stato perseguitato nel tuo Paese?” Se non ci riesci diventi “clandestino”).

Il permesso di soggiorno umanitario ha finora consentito alle commissioni prefettizie o ai giudici successivamente interpellati nei ricorsi, di tener conto – quando sono abbastanza intelligenti e ragionevoli per farlo – dei fattori di integrazione, dei contratti di lavoro. Se si abroga il permesso di soggiorno umanitario, se non lo si sostituisce o accompagna con altre forme – come ad esempio il permesso di soggiorno per comprovata integrazione -, si buttano via speranze esperienze acquisizioni e si gettano altre migliaia di persone nella precarietà assoluta della vita da irregolari. Non ci interessano le loro speranze? Non crediamo che abbiano dei diritti? Facciamolo almeno per noi, per gli “italiani” che hanno a che fare con loro, per i datori di lavoro e anche per la sicurezza.

Tornando a Mimmo Lucano, forse il ragionamento che ho fatto non lo sottoscriverebbe in pieno perché per lui il permesso di soggiorno è come il soccorso, viene prima, deve venire prima delle occasioni di assunzione. È un umanitario, innanzitutto. Ho presente, perché l’ho sentito personalmente tornare più volte su questa storia, che è ossessionato dalla morte di Becky. Una ragazza nigeriana che lo Sprar di Riace non è riuscita a continuare ad accogliere, se n’è dovuta andare e nella tendopoli di San Ferdinando ha trovato la morte in un incendio. Mimmo Lucano si è tormentato per mesi per questa vicenda e facendo non so quali salti mortali ha organizzato i funerali di Becky a Riace (chissà magari lo accuseranno di funerale combinato). Ora comunque non c’è da dividersi sui concetti di integrazione e/o di protezione umanitaria, c’è da battersi per lasciare aperte , per aprire, delle possibilità.

A chi si chiede cosa fare per Mimmo Lucano risponderei di chiedersi innanzitutto cosa fare per modificare il decreto Salvini su questo decisivo punto, risponderei di cercare subito qualche realtà di richiedenti asilo e di collaborare con loro. Per la formazione, per il lavoro, per la protesta, per tutto. È urgente entrare in contatto e in azione.

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