“Ragazzi, però chiamatemi una volta. Dopodiché semmai vi richiamo o vi scrivo. Anche io ho diritto ho diritto a farmi magari due giorni, no? Già mi è saltato Ferragosto, Santo Stefano, Santo Rocco, Santo Cristo… mi chiamate come i pazzi. Datevi una calmata, tutti cento volte mi state chiamando. Una volta, poi semmai mi mandate un messaggio e nel caso vi rispondo. Basta, non mi stressate la vita“. È questo il contenuto di un audio Whatsapp di 27 secondi, pubblicato da IlGiornale.it, inviato da Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio, ad alcuni giornalisti lo scorso 17 agosto, tre giorni dopo il crollo del Ponte Morandi che ha provocato la morte di 43 persone e a poche ore dai funerali di Stato di alcune delle vittime che si svolsero il 18 agosto.

Dopo la diffusione dell’audio e le prime polemiche, lo stesso Casalino in giornata ha inviato una nota di scuse: “Mai voluto offendere. Sento di dover chiedere scusa per l’effetto prodotto da un mio audio privato finito sui giornali. Nelle mie parole non c’è mai stata la volontà di offendere le vittime di Genova. Offende, invece, l’uso strumentale che alcuni giornali stanno facendo di questa tragedia”. Poco ore dopo la diffusione della nota vocale è stata commentata anche da Luigi Di Maio: “Ha sbagliato, ma si è già scusato”. Mentre il ministro Danilo Toninelli, sollecitato da Ilfattoquotidiano.it, ha detto: “Me ne frego altamente degli audio rubati”.

 di Lucio Musolino

Tra le prime reazioni alla diffusione dell’audio c’è quella dell’ex segretario del Pd, Matteo Renzi: “Crolla il Ponte di Genova e il portavoce del Governo pensa al Ponte di Ferragosto? Ma dove siamo finiti con questo Casalino? Gli è saltato Ferragosto, poverino #RoccoVergogna“. Nelle scorse settimane, il portavoce di Giuseppe Conte era finito al centro delle polemiche per un’altra nota vocale inviata ad alcuni cronisti politici riguardante dal “megavendetta” contro i tecnici del ministero dell’Economia. “Si tratta di una conversazione privata – era stata la difesa di Casalino – non c’era nessun proposito concreto. È stata violata la mia privacy”. Una posizione difesa anche dal presidente del Consiglio. Il 20 settembre, la pubblicazione da parte de l’Espresso, degli stipendi dello staff del premier aveva portato nuovamente Casalino a doversi difendere per il compenso da 169mila euro lordi, somma identica a quella del suo predecessore Filippo Sensi.

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