Produrre un’alternativa alla carne animale per ridurre le emissioni di gas serra prodotte dagli allevamenti. Gas che rappresentano quasi il 15% del totale delle emissioni prodotte dall’uomo. Giuseppe Scionti, bioingegnere italiano 31enne e dottore in biomedicina che da tre anni è docente e ricercatore all’Università Politecnico della Catalogna (UPC) a Barcellona, ce l’ha fatta: ha inventato e brevettato una tecnologia che permette di produrre carne vegetale con la consistenza e le proprietà nutrizionali di quella animale, utilizzando solo ingredienti naturali non di origine animale e una speciale stampante 3D.

Il metodo messo a punto da Scionti – mostrato per la prima volta a conferenza organizzata dal Centro di Ricerca per l’Ingegneria Biomedica di Barcellona – combina conoscenze d’avanguardia dell’ingegneria tissutale e della biostampa con moderne strategie gastronomiche, creando un sistema hi-tech in grado di generare alimenti ad elevato contenuto proteico e dall’aspetto fibroso, proprio come la carne. “Il progetto è nato da una mia sfida personale mentre lavoravo a Barcellona e il primo prototipo di carne vegetale è stato creato utilizzando una stampante 3D, adattata poi appositamente per me dall’istituto tecnologico Cim-Upc”, spiega Giuseppe, che nel 2014 ha pubblicato, come co-autore, un brevetto per lo sviluppo di biomateriali “smart” contenenti nanoparticelle magnetiche. E l’anno dopo è stato eletto giudice per i premi Innovators Under 35, organizzati annualmente dal MIT di Boston.

La natura non forma i tessuti animali solo per essere mangiati, ma li forma perché possano avere la funzione di fare vivere e muovere gli animali

Quando si cerca di generare carne in laboratorio, a partire da colture cellulari animali, si punta a ottenere un muscolo reale in un ambiente sterile. Scionti, però, pensa che produrre un muscolo che possa contrarsi e funzionare come un muscolo animale reale richiede un consumo energetico, economico e ambientale molto più grande di quello che serve per creare una carne con sapore, consistenza e proprietà nutrizionali uguali a quelli reali. “La natura non forma i tessuti animali solo per essere mangiati – sostiene il ricercatore – ma li forma perché possano avere la funzione di fare vivere e muovere gli animali. Produrre carne solo per essere mangiata è un cambio di paradigma fondamentale che permetterà di spendere meno risorse a livello planetario”.

Il brevetto sarà utilizzato non solo per creare un’alternativa alla carne animale con benefici sull’ambiente, ma per contrastare la mancanza di aminoacidi essenziali, minerali e vitamine necessari per una dieta equilibrata. In questa fase iniziale di sviluppo, è possibile produrre in mezz’ora 100 grammi di carne al costo di due euro, ma il brevetto è pensato per potersi adattare a un processo industriale su larga scala che permetta di ridurre sia tempi e costi di fabbricazione di 10 volte. L’invenzione, poi, può anche essere impiegata per il contenuto nutrizionale degli alimenti consumati nelle regioni rurali del pianeta. “Gli alimenti prodotti attraverso questa tecnologia – spiega Scionti – possono essere pastorizzati e confezionati per essere immagazzinati e trasportati in zone poco accessibili che, anche a causa dei lunghi tragitti, poco si prestano alla corretta conservazione degli alimenti. E stiamo anche valutando la possibilità di incorporare farmaci specifici agli alimenti prodotti, per essere d’aiuto anche in quelle aree del mondo dove sono presenti malattie endemiche”.

Il bestiame utilizza il 30% di tutta la terra coltivabile e oltre il 25% dell’acqua dolce del pianeta

I rapporti più recenti della Fao dimostrano che l’allevamento su larga scala non è più sostenibile a livello globale. Per ottenere la stessa quantità di calorie dal cibo, ad esempio, l’allevamento di mucche richiede un terreno settanta volte più vasto di quello che servirebbe coltivando frutta e verdura. Inoltre, il bestiame utilizza il 30% di tutta la terra coltivabile e oltre il 25% dell’acqua dolce del pianeta. Valutando il trend di crescita della popolazione mondiale nei prossimi trent’anni, si arriva alla conclusione che, se continueremo con il sistema attuale, in futuro ci saranno poche possibilità di avere le risorse per distribuire cibo a tutti. “Per questo – conclude Scionti – che trovare un altro modo di produrre cibo sano, economico e che contenga tutti i nutrienti fondamentali, potrà servire a gestire meglio le risorse di cibo del nostro pianeta a livello globale”. 

Per lo sviluppo dei primi modelli di carne alternativa si è riunito con alcuni tra i più importanti chef e ristoranti del mondo e detentori di tre stelle Michelin, come Ferran Adrià, ideatore della cucina molecolare, e il Celler de Can Roca, votato come miglior ristorante del mondo nel 2013 e 2015. In questi giorni sta riunendo un team di esperti nei settori della gastronomia, nutrizione e industria del food, per fondare una startup e portare questo progetto a un livello superiore, che possa contribuire a trasformare il modo tradizionale di produrre carne, già insostenibile a livello globale, e allo stesso tempo aiutare a distribuire cibo sano nelle aree meno ricche del pianeta.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Italiani in fuga dal Sud al Nord: ritorna la valigia di cartone. Racconta la tua storia al Fatto Quotidiano

prev
Articolo Successivo

“In Svizzera facevo le pulizie, adesso sono in un’azienda a tempo indeterminato. Dall’Italia solo false promesse”

next