Un milione e ottocentomila italiani hanno lasciato le case, i paesi, la propria vita. Se ne sono andati all’estero e in tanti sono scappati dal Sud al Nord.

Così, dal 2001 ad oggi una interminabile valigia di cartone è stata preparata e ha accompagnato i tanti che hanno cercato fortuna altrove.

Non sono solo cervelli in fuga, né più soltanto figli. Sono anche padri, madri. Operai, camerieri, banconisti, segretari d’azienda, autisti.

Il Sud si va svuotando e il Nord a malapena resiste in quella che possiamo sicuramente definire come il più possente movimento migratorio dopo gli anni successivi al dopoguerra.

È tornata, nelle forme contemporanee e attuali, la valigia di cartone.

Abbiamo gli occhi puntati su quella che viene definita “l’invasione” dei neri d’Africa, e senza dubbio è il processo più rilevante che parte dal terzo e quarto mondo povero e sconvolge l’Occidente ricco.

Solo che non vediamo, non ci abituiamo, non prestiamo la stessa attenzione a ciò che succede in casa nostra, a questa altrettanto grande e grave evasione di massa, a quest’altra disperata grande fuga. Su ilfattoquotidiano.it la sezione Cervelli in fuga raccoglie da anni le storie di expat italiani da tutto il mondo. Sono accademici, architetti e ingegneri, ma anche connazionali in cerca di un lavoro che a casa non trovano, dell’indipendenza economica e di una qualità di vita soddisfacente.

Se vuoi raccontarci la tua storia di figlio o di padre che saluta, di mamma che sistema altrove le proprie speranze o di figlia che pensa altrove alle proprie ambizioni scrivici.

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