Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che stasera sarà giurata a Miss Italia. Altre considerazioni.

(Ripeto che quest’anno TTP uscirà più o meno una/due volte al mese. Dipenderà dal tempo, dalla voglia e più che altro da come mi gira. Non sarà mai e poi mai settimanale)

1. La Juve ha già vinto campionato e Coppa Italia. L’unico dubbio è se vincerà o no la Champions. Parlarne non ha senso, perché (in Italia) fa un campionato a sé.

1 bis. Douglas Costa andrebbe fermato per almeno un mese. L’arbitro, che ha aspettato la prova tivù nonostante una gomitata e una mezza testata (proprio davanti a lui), dovrebbe cambiare hobby e già che c’è parrucchiere (immagino lo stesso di #epicbrozo). Quanto a chi già criticava Cristiano Ronaldo, può darsi con agio al curling su cemento.

2. L’umanità è irredimibile e merita l’estinzione. Siamo una razza orribile e più che altro stupida. Se n’è avuta ulteriore prova nella mezza contestazione al Napoli di Ancelotti, reo di aver perso con la Sampdoria dopo aver vinto con Lazio e Milan. È vero che la tifoseria ce l’aveva col caroprezzi, ma i mugugni nei confronti del nuovo allenatore sono partiti al primo inciampo. Ancelotti ha avuto il peggior calendario possibile, De Laurentiis non gli ha comprato neanche i Fonzies e ciò nonostante è secondo a 9 punti. Cosa deve fare di più?

3. Spalletti ha avuto il calendario più facile tra le sei (teoriche) big ed è già a -8 dalla Juve e -5 dal Napoli. La vittoria di domani col Tottenham e più ancora la conquista dei Mondiali di volley – decisiva la mossa di sostituire Juantorena con Severgnini – ridaranno il buon umore alle milizie di Lerner&Vecchioni, ma per ora siamo dalle parti del lisergico spinto e il passaggio di un drammaticamente ossigenato #epicbrozo a Dimarco è già nella storia. Continuare così è un sogno che speriamo non ci venga negato. #amala

4. Molto male il Milan. A Cagliari (bella squadra e ottimo Barella) la fascia sinistra ha fatto ridere. Tutto o quasi dipende dal Divino Suso, che qualche sfollato neuronale ad agosto voleva vendere. E ad Higuain non arriva mezzo pallone. Lo si sta usando al 20% e qui Gattuso ha le sue colpe. Al di là dell’inizio sconcertante, giocando così il quarto posto è un miraggio.

5. Da ieri sono a Milano per Miss Italia, circondato da esortazioni estetiche a delinquere. Capite bene come passare da tutta questa bellezza a Lasagna e Bakayoko mi faccia sentire come un archeologo che, dopo la piramide di Cheope, scopre i resti di un picnic di Nardella nella periferia di Grassina.

6. Grandi momenti ieri sera su Sky. Marco Borriello, auto-arruolatosi puntero dell’Ibiza nella seconda divisione spagnola, perde la prima partita 1-0. A quel punto, durante un’avvincente intervista-monologo, ci spiega che il calcio è duro quasi come lavorare in miniera, che gli arbitri che ce l’hanno con lui e che la Serie B è piena di figuri prossimi al sergente Hartman di Full Metal jacket. Effettivamente, se avesse risposto dicendo la verità (“Sono qua perché me la godo come un riccio erotomane”), qualcuno si sarebbe forse scandalizzato.

7. La capacità di Ibrahimovic di generare gol inspiegabili, a metà tra Bruce LeeHolly e Benji, non smette di incantarmi. Quando smetterà, mi mancherà. Lui e il suo ego meraviglioso.

8. Lo streaming di Dazn mi sta esaltando come una jam session dei Modà al largo della discarica di Joppolo.

9. La Roma continua a implodere, vittima quasi solo di se stessa: se la Raggi mettesse una tassa sul nichilismo capitolino, le casse comunali supererebbero di slancio qualsiasi ammanco.

9 bis. La Lazio è ripartita: Simone Inzaghi è un grande allenatore. La Fiorentina è giovane e divertente: può solo crescere. Stasera Spal-Atalanta. Defrel e Piatek in testa alla classifica dei capocannonieri. Disastro Var a danno del Toro. Velazquez continuo a non sapere chi sia, ma mi sta simpatico. Calvario Filippo Inzaghi. E Birsa è sottovalutato quasi come Amused To Death di Roger Waters.

10. Mentre la sinistra italiana cerca di rifondarsi con Orfini, o magari con una bella a cena a quattro da Calenda con Renzi, Gentiloni, e Minniti (peccato per l’assenza del Poro Schifoso), il Che Gue Sarri riscrive la storia del marxismo facendo scempio di qualsivoglia rivale in Premier League. Grande è in lui la forza. E ancor più grandi risuonano in lui le bestemmie.