Qualche tempo fa sulla pagina facebook di Abbatto i Muri, con la campagna Body Liberation Front, scorrevano foto e storie di ragazze e donne che si mostravano in tutta la propria interezza, senza vergognarsi di nulla, senza lasciarsi scoraggiare dagli abbondanti giudizi sull’aspetto fisico che tanti e tante hater sono pronti a infliggere per passare il tempo. Basta poco: un po’ di cellulite, una cicatrice, qualche chilo in più. D’altra parte c’è chi si scaglia contro la ragazza dal corpo “perfetto”, come se essere esteticamente corrispondenti al modello imposto significhi non avere alcun problema.

Stiamo comunque parlando di corpi abili che già subiscono ogni genere di insulto perché non soddisferebbero i modelli estetici imposti. E se quei corpi, i nostri corpi, sono giudicati come intollerabili alla vista del mondo figuriamoci quel che devono sopportare le persone disabili. Chiara Bordi è solo una tra le tante che in rete vengono trattate con odio e disprezzo. Nel suo caso il problema sarebbe il suo arto mancante.

Di Miss Italia si potrebbe parlare come programma che impone una normalizzazione dei corpi e da quel che ricordo divulgava anche una cultura decisamente moralista su quel che si pretende essere il comportamento delle ragazze. La presenza di Chiara Bordi in quel contesto perciò non può che farmi piacere. Sentirsi dire cattiverie non deve essere stato facile e credo non lo sia neppure se hai un milione di fan che tifano per te. È doloroso vedere sminuite le proprie capacità dopo che hai compiuto un percorso di accettazione in piena adolescenza. Doloroso che si identifichino le persone con l’aspetto fisico. Ma lei se ne frega ed è lì a seguire e a far seguire l’esempio di tante artiste capaci che hanno pian piano e per fortuna diffuso un’immagine diversa delle donne.

L’unico dubbio riguarda la creazione di un possibile stereotipo che agisca contro altre persone disabili le quali non hanno quell’aspetto né quell’agilità. Si corre il rischio di avallare una imposizione normativa che riguarda loro. Ed è importante che si ricordi a tutte le persone che oggi scrivono di essere dispiaciute per Chiara Bordi che lo stesso atteggiamento comprensivo e rispettoso dovranno mostrarlo in presenza di persone di aspetto diverso o con diverse disabilità.

Qualche anno fa scrivevo di una artista abbastanza conosciuta in rete. Viktoria Modesta mostra in un video quanto sia crudele il controllo nazista sui corpi. È tipico di una polizia composta da chi non ha di meglio da fare che prendere le misure per evitare che le donne disabili siano prese ad esempio.

Come si vede le protesi possono essere ornate come si vuole e qui la fantasia premia chi le vive come parti integranti del proprio corpo. Artiste di questo tipo, come il video suggerisce, hanno il merito di diffondere la pericolosissima idea che si possa stare bene in un corpo disabile. Tante sono di certo le ragazze che possono essere incoraggiate a mostrarsi qualunque sia il proprio aspetto.

Per trovare un collegamento con le filosofie femministe suggerirei la lettura di Donna Haraway, studiosa che fin dagli anni ottanta parla di cyberfemminismo – Manifesto cyborg e [email protected] Femminismo e tecnoscienza – e di cybercorpi. Unico rischio di cui lei ironicamente parla sta nel fatto che la parte cyber sia registrata con apposito brevetto. Immaginate quanto sia etico piazzare un timbro di copyright su un pezzo del tuo corpo e vincolarti a spendere un prezzo superiore a quello che potrebbe farti un altro costruttore di protesi. Questa è una delle parti che mi interesserebbe approfondire perché immagino che certe particolari protesi costino più di altre.

Anche Rosi Braidotti – vedi il titolo Madri, mostri, macchine – parte da premesse che intendono i corpi delle donne come modelli in progredire, nomadi e postumani (semplifico ma potete scoprire il pensiero complesso di questa filosofa cercando i suoi testi). Il corpo del soggetto donna non è statico e non si può pretendere che lo sia. La tecnologia ormai ha un impatto enorme ne “l’aggiustamento” dei corpi. Che si tratti di un bypass o di qualunque altro contributo alla nostra salute dubito che in tanti non abbiano fruito del contributo della scienza.

Il fatto che il corpo delle donne viene visto come un oggetto non significa perciò che non possa cambiare perché quel corpo in realtà appartiene alla persona che lo abita ed è lei soltanto che può decidere su tutto quel che lo riguarda. Delle donne che, come in questo caso, insultano altre donne definendole in modo offensivo e sessista ho parlato tante volte. Le donne non sono buone o sensibili perché hanno una vagina tra le gambe. Le donne sono persone che possono procurare ferite profonde e non per questo possono trovare riparo e giustificazioni. Provare a cambiare la cultura di odio che fa da sponda a tanto cyberbullismo è un compito di tutti, uomini, donne, persone. E per il resto tanta solidarietà a questa ragazza con l’augurio che possa realizzare ogni desiderio e possa essere felice in questa e nelle prossime mille vite.

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