I giornalisti di Repubblica sono in stato di agitazione dopo che l’editore, il gruppo Gedi presieduto da Marco De Benedetti, ha annunciato nuovi “pesanti interventi sul costo del lavoro giornalistico” del quotidiano diretto da Mario Calabresi. I rappresentanti sindacali della redazione (cdr), in un comunicato pubblicato, annunciano che l’assemblea ha affidato loro “un pacchetto di cinque giorni di sciopero e la valutazione sull’uso di altre forme di lotta“. Nel frattempo è previsto “il blocco di ogni nuova iniziativa editoriale“, che riguarderà dunque il nuovo mensile Live di cui Gedi aveva appena annunciato la partenza.

“La redazione ha respinto all’unanimità la proposta dell’azienda”, si legge nel comunicato, “e ribadito l’indisponibilità a confrontarsi, in questi termini, sul futuro del quotidiano. E ha invitato gli azionisti a farsi carico di criticità che non possono essere addebitate al corpo redazionale, ma a scelte manageriali, di marketing ed editoriali. Nel momento in cui Repubblica è sotto attacco da parte della maggioranza di governo, i giornalisti esigono dall’azienda che si mettano in campo tutti gli strumenti e i comportamenti necessari per difendere il giornale, per proteggerne l’autorevolezza e la libertà, per tutelare la comunità dei lettori”. Al Cdr è stato dato mandato di ottenere dall’azienda “un piano industriale dettagliato, accompagnato dalle specifiche sui conti del gruppo e sull’analitica distribuzione di costi e ricavi. E di chiedere alla direzione di Repubblica se ritenga questi ulteriori tagli compatibili con la qualità del prodotto in tutte le sue declinazioni, cartacee e digitali”.

La Federazione nazionale della Stampa italiana, insieme con le Associazioni Regionali di Stampa Romana, Lombarda, Subalpina e di Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Puglia e Sicilia, si è schierata al fianco del Cdr e della redazione. “Il sindacato dei giornalisti italiani – si legge in una nota – ribadisce la propria contrarietà ad una sempre più diffusa politica di gestione delle aziende editoriali basata unicamente su criteri di natura economico-finanziaria, che fa passare in secondo piano la qualità dei prodotti e del lavoro dei giornalisti. Si tratta di un’impostazione che ha già mostrato da tempo i propri limiti e prodotto pesanti processi di ristrutturazione ai quali non sono seguite fasi di rilancio. La difesa dell’informazione di qualità, soprattutto in una stagione in cui il governo in carica e le forze politiche che lo sostengono minacciano quotidianamente, provano a mettere a tacere e a rendere marginale il ruolo della stampa libera al servizio dei cittadini, anche con l’annuncio di provvedimenti dal sapore liberticida, richiede investimenti sui prodotti e, soprattutto, sul lavoro dei giornalisti, che non può continuare a subire tagli indiscriminati e una precarizzazione selvaggia”.