È bastata una copertina di Time per scatenare un putiferio da noi. Il settimanale americano mette abitualmente in copertina i volti degli uomini politici più influenti del momento, da Obama a Trump, dalla Merkel a Macron. Perfino Berlusconi e Monti erano riusciti a rientrare in questa hall of fame. Berlusconi col titolo “The man behind the world’s most dangerous economy”, “L’uomo che sta dietro alla più pericolosa economia del mondo” (che stronzi, però), e Monti col titolo “Can this man save Europe?”, “Può quest’uomo salvare l’Europa?” (e fanno anche dell’ironia!).

Ma perfino la copertina che Time dedicò a Macron, “The next leader of Europe”, “il prossimo leader d’Europa”, è stata superata dalla copertina di Salvini: “The new face of Europe”, “Il nuovo volto dell’Europa”, che come concetto è un tantino più allarmante e accenna al concreto pericolo che Salvini sia in grado di aggregare forze capaci di rovesciare l’attuale assetto di maggioranza in seno alla Ue. Il leader della Lega oggi ministro degli Interni è stato riconosciuto anche dagli americani come un vera “bestia politica“. Probabilmente era stato sottovalutato, e adesso è al centro delle loro preoccupazioni.

Dai titoli che abbiamo citato appare evidente quale sia l’incubo dell’amministrazione americana: la nostra tradizionale instabilità e la tendenza recente al sovranismo possono determinare un crollo dell’architettura di relazioni politiche che da tutto il dopoguerra hanno intessuto per poter controllare l’Europa. Nell’intervista che ha rilasciato in questo numero di Time, Salvini ha detto: “Stiamo lavorando per recuperare lo spirito europeo che è stato tradito da coloro che guidano questa unione”, ed ha concluso: “È chiaro che devono cambiare le dinamiche europee”. Questa sola affermazione è stata sufficiente a far diventare Salvini il nuovo babau per l’amministrazione americana.

Ma come si fa a far diventare un babau agli occhi del pubblico un ragazzotto di periferia (della periferia dell’Impero, intendo) fino a poco tempo fa sconosciuto negli Usa? In questo, gli americani sono maestri. La capacità di manipolare il pubblico anche con una sola foto è il segreto del consenso ottenuto dalle fazioni politiche che si sono succedute in tutto il dopoguerra nell’amministrazione del più grande paese del mondo, spalleggiate dai rispettivi media. Pochi sanno però che dietro a quella copertina c’è un talento italiano.

Time ha acquistato infatti la foto di Salvini da Marco P. Valli, un giovane fotografo milanese che insieme al socio Luca Santese ha messo su un progetto di fotografia sociale estremamente interessante: Realpolitik. Con la prima serie “Boys boys boys”, cui appartiene lo scatto i due creativi affrontano l’estraneità della politica dalla vita del paese reale con la stessa impostazione dell’antropologia culturale se si applicasse alla nostra società così come si applica alle società primitive. I politici sono ritratti come oggetti che sembrano appartenere ad un’altra dimensione. L’effetto di straniamento di queste foto è ottenuto con una luce fredda puntata dal basso verso l’alto, così come dal basso sono gran parte delle riprese.

Ebbene, gli art director di Time ci sono andati giù pesante ed hanno rincarato la dose accentuando l’effetto “mostro”. Hanno riprodotto in bianco e nero la foto che originariamente era a colori contrastandola ulteriormente. Il risultato? Salvini appare dal buio come nei film horror del primo 900 con una luce che rende satanici i suoi lineamenti, come forse piacerebbe ai dem americani e italiani, accentuando in modo grottesco le ombre del viso. È in pratica lo stesso effetto che si otteneva un tempo, per fare uno scherzo e spaventare qualcuno, puntando una torcia elettrica sotto il mento e accendendola all’improvviso nel buio. Il risultato finale va comunque oltre le intenzioni dei due fotografi italiani e risulta infantile quanto poteva esserlo la propaganda nella seconda guerra mondiale e per tutta la guerra fredda.

Perché sempre di questo stiamo parlando: di propaganda. In sintesi, gli americani lanciano un messaggio di allarme politico attraverso i loro media tradizionali, dipingendo un leader di un altro paese come un “mostro” e schiaffandolo in prima pagina. I nostri media si trasformano subito in cassa di risonanza rilanciando la copertina come messaggio politico autorevole. Funziona? Forse col pubblico americano, di certo non con noi. Questi sistemi sono adatti ad un paese arretrato culturalmente e psicologicamente immaturo come gli Stati Uniti, paese che purtroppo però, da un punto di vista politico, è anche il nostro azionista di maggioranza. Vediamo quanto reggerà in seguito Salvini di fronte al “fuoco amico” del nostro alleato.