Il Parlamento europeo ha approvato a grande maggioranza la relazione della rappresentante dei Verdi olandesi Judith Sargentini, che chiede al Consiglio europeo di attivare le sanzioni previste dall’articolo 7 del Trattato di Lisbona nei confronti del governo ungherese di Viktor Orbán (il gradasso che, tra l’altro, prende a calci i migranti, negando loro anche il cibo). Il verdetto? Ci sono gravi violazioni dei valori fondamentali dell’Unione, in materia di informazione, istruzione, diritti civili e potere giudiziario. In sostanza, anche in base a indagini svolte in Ungheria, si dimostra lo smantellamento della giovane democrazia di Budapest da parte di Orbán e dei suoi adepti. Le sanzioni dovrà deciderle il Consiglio europeo, cioè capi di Stato e di governo dell’Ue. Su 693 deputati in aula, 448 hanno votato a favore. Tra i favorevoli alle sanzioni anche il M5S, partner di governo della Lega. Mentre Salvini è un grande alleato di Orbán (si sono recentemente coccolati a Milano) e, infatti, ha votato contro, insieme a Forza Italia e con l’appoggio di Fratelli d’Italia.

Niente di nuovo, eh. L’asse tra i Paesi sovranisti europei (quelli chiusi ai migranti e gasati dallo slogan “Prima i…”, cui segue il nome del popolo di turno) è auspicata proprio da personaggi come Salvini e Orbán, con l’assenso dei leader di altri Stati, è il caso di Polonia o Slovacchia. Qualche novità però c’è:

1) la presa di posizione forte da parte della grande maggioranza del Parlamento europeo, inclusi i pentastellati;

2) il ripiegamento su posizioni salviniane da parte del minipartito di Silvio Berlusconi.

3) un segnale europeo di resistenza (e di resilienza) contro i partiti di neo-estrema destra, nonostante le contraddizioni e il menefreghismo nei confronti dei Paesi esposti alle ondate di migranti.

La situazione merita qualche riflessione. La poliedrica personalità dei due arruffapopoli, Salvini e Orbán, è solo una delle ragioni per cui la loro alleanza appare surreale. Dicono di voler collaborare contro l’Europa infida (equivalente antieuropeista della “perfida Albione” cara a Mussolini), che vorrebbe farli invadere dai “barbari”. Però che succede se uno dei Paesi sovranisti chiede aiuto agli alleati? Il Paese chiamato in soccorso – giustamente, dal suo punto di vista – replica con un’espressione traducibile così: “Non li accoglieremo manco morti!”.

Fa impressione che, tra i successi del nostro sedicente premier, ci sia quello conquistato dopo un summit Ue sull’emergenza migranti: aveva ottenuto che fosse approvata la linea dei Paesi sovranisti. Così l’accoglienza di parte dei profughi sbarcati nei Paesi mediterranei prima era obbligatoria per ogni Stato dell’Unione, sebbene l’obbligo non fosse comunque rispettato da Orbán & company; dopo il summit è diventata facoltativa, quindi i sovranisti all’Italia non solo negano come sempre ogni aiuto, ma aggiungono una pernacchia. In sostanza, un’alleanza stipulata tra leader “orbaniani” equivale a un circolo ricreativo per misantropi, dove ogni socio, incazzatissimo, sta chiuso nel suo sgabuzzino con il colpo in canna; oppure a una caserma dei vigili del fuoco dove i pompieri sono tutti piromani; o a una setta in cui, per diventare adepti, bisogna giurare di essere costantemente bugiardi.

Il bello è che, tornando all’Internazionale sovranista (meravigliosa contraddizione…), nei Paesi europei relativamente lontani dalle coste del Mediterraneo gli elettori xenofobi applaudono i loro leader: sono riusciti a fare abolire pure l’obbligo formale di accogliere i migranti in eccesso giunti in Italia, Grecia, Malta o Spagna. Invece in Italia, dove i profughi approdano non per simpatia ma per ragioni di vicinanza geografica, quell’accordo crea solo nuovi problemi. Eppure l’attuale leader della Lega riesce a convincere tantissimi italiani di aver mietuto successi. Circostanza che la dice lunga sui pregiudizi scatenati da certa politica tra la gente.

In attesa di sviluppi, questa situazione offre l’occasione per porre un altro quesito a quel che resta della sinistra: in quale modo i suoi leader grandi e piccoli sono riusciti a rendere tantissimi elettori così entusiasticamente permeabili alle pericolose smargiassate di Salvini? È un quesito cui Pd, Leu ecc ecc dovrebbero rispondere molto prima di scannarsi su amenità cui i cittadini si disinteressano con piacere. Anche perché, se non si capisce come mai la crisi della sinistra italiana ha aperto la strada pure a un rigurgito di razzismo e alla fine ideologica della fratellanza (sia di matrice cristiana sia socialista), tutto il resto sarà buono soltanto come epitaffio.

P.s.: certo, è stranoto che soprattutto tra i “sinistrorsi” (io incluso) presumere l’imbecillità altrui è una tentazione facile, tanto più che spesso trova nei fatti coincidenze interessanti. Però è pericoloso: quando ci si occupa di imbecilli (nell’accezione latina “imbecillis”, composto da in, senza, e baculum, bastone: cioè, “instabile”, “senza bastone”) bisognerebbe non escludere che l’instabile possa essere, innanzitutto, proprio chi giudica l’imbecillità degli altri. Perché neppure Orbàn o Salvini sono nati sotto i cavoli. E i loro “gemelli diversi” sono pronti a scendere in campo pure nell’area della cosiddetta sinistra. Qualcuno l’ha già fatto e si vede.

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