Nessun cittadino è al di sopra della legge. Nemmeno cariche pubbliche. Magistrati legittimati da Costituzione”. Parla alla commemorazione del centenario della nascita di un ex presidente della Repubblica, ma le parole di Sergio Mattarella sembrano pensate ed espresse per entrare nell’attualità del dibattito politico e in particolare quello scatenato dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, indagato per il caso della nave Diciotti per sequestro di persona e leader di un partito che, per ordine della magistratura, dovrà anche se a rate, restituire 49 milioni di euro perché i suoi dirigenti hanno truffato lo Stato.

L’atteggiamento del leader leghista e le sue dichiarazioni sui magistrati non eletti hanno evidentemente colpito al cuore anche Mattarella, che è per Costituzione presidente del Csm. E forse non è bastata la precisazione di Salvini arrivata il giorno dopo “Non c’è golpe giudiziario”, a tranquillizzare il Colle. Forse a ragione perché da Salvini è arrivata immediata una risposta: “Il presidente Mattarella oggi ha ricordato che nessuno è al di sopra della legge, ha ragione. Per questo io, rispettando la legge, la Costituzione e l’impegno preso con gli italiani ho chiuso e chiuderò i porti a scafisti e trafficanti di esseri umani. Indagatemi e processatemi, io vado avanti“.

“Nel nostro ordinamento – ha aggiunto – non esistono giudici elettivi: i giudici traggono la loro legittimazione dalla Costituzione. Nessuno è al di sopra della legge, neppure gli esponenti politici. Il rispetto delle regole è rispetto della democrazia” ha sottolineato il capo dello Stato a Montecitorio per la commemorazione del centenario di Oscar Luigi Scalfaro. Nella sala della Lupa il Mattarella è entrato con il presidente della Camera Roberto Fico nel suo ufficio con cui ha scambiato qualche parola prima della cerimonia. “Nessun cittadino è al di sopra della legge. La Repubblica e la sua democrazia sono presidiate da regole, il rispetto di queste è indispensabile, sempre, quale che sia l’intenzione di chi si propone di violarle – ha ribadito Mattarella -. È buona regola che i poteri statali non si atteggino ad ambienti rivali e contrapposti ma collaborino lealmente al servizio dell’interesse generale“. Dal Colle arriva anche una riflessione generale che anche in questo caso sembra avere un solo destinario: il Viminale. “Non potrà mai esservi giustizia di destra, di centro o di sinistra. Guai a porre a fianco del sostantivo giustizia un qualunque aggettivo. Alla base della democrazia due colonne stanno, entrambe salde: la libertà e la giustizia” ha proseguito il presidente citando proprio Oscar Luigi Scalfaro. 

Due giorni fa proprio Salvini, ancora nella bufera per aver mostrato su Facebook l’informazione di garanzia arrivata da Palermo, aveva detto: “Non ho mai inteso attaccare la magistratura come corpo. Mai ho inteso dire che tutti i magistrati e i giudici italiani fanno politica, che non lavorano o non sono obiettivi. Ma che ci sia qualche caso di giudice politicizzato mi sembra evidente. Mi è sembrata un’indagine molto curiosa quella su di me, ma ho troppo rispetto per fare di tutta l’erba un fascio. ‘Magistratura democratica’? È loro diritto fare politica, però poi se ne assumono la responsabilità se qualcuno gli dice che fanno politica”.

Prima ancora però il segretario della Lega aveva attaccato a testa bassa. “Grazie ai magistrati, grazie al procuratore di Genova, grazie a tutti: mi date solo più forza” sventolando l’informazione di garanzia come “una medaglietta, ora vado avanti”. “Qui c’è la certificazione che un organo dello Stato indaga un altro organo dello Stato, con la piccolissima differenza che questo organo dello Stato, pieno di difetti e di limiti, per carità, è stato eletto, altri non sono eletti da nessuno“. A rispondere ci aveva pensato il Guadasigilli Anfonso Bonafede: “Il ministro può ritenere che un magistrato sbagli, ma rievocare toghe di destra e di sinistra è fuori dal tempo. Chi sta scrivendo il cambiamento non può pensare di far ritornare l’Italia nella Seconda Repubblica”. Poi dopo un chiarimento e una telefonata con il premier Giuseppe Conte una parziale marcia indietro.