Da una parte 10.700 assunzioni subito in Ilva da parte di AmInvestco, la garanzia di azzerare gli esuberi rimasti nel 2023 senza tagliare gli stipendi e 250 milioni di soldi pubblici per incentivare gli esodi. Dall’altra 10mila dipendenti diretti subito riassunti più 1.500 posti di lavoro garantiti attraverso la Società per Taranto e Genova a partecipazione statale – attraverso enti locali e Invitalia – con 200 milioni per coprire le uscite volontarie. Eccole le differenze tra l’accordo chiuso da Luigi Di Maio – “bollinato” giovedì pomeriggio con le firme dell’acquirente ArcelorMittal e dei segretari generali di Fiom-Cgil, Uilm, Fim-Cisl e Usb – e il tentativo fallito da Carlo Calenda. Che il 10 maggio si vide sbattere le porte in faccia dai sindacati (definiti “populisti”) e in un comunicato pubblicato sul sito del Mise scrisse di aver “messo in campo ogni possibile azione e strumento per salvaguardare l’occupazione, gli investimenti ambientali e produttivi”. Poi ci sono i miglioramenti sotto il profilo ambientale, ancora non ufficializzati: come anticipato da Ilfattoquotidiano.it, governo e azienda hanno trovato un’intesa su un ulteriore anticipo del termine per la copertura dei parchi minerari e sulla garanzia che le emissioni inquinanti rimarranno le stesse anche quando Arcelor supererà le 6 milioni di tonnellate annue di acciaio prodotto.

Le differenze/1 – Sostanzialmente, il negoziato sul lavoro impostato dall’attuale vicepremier ha portato gli acquirenti di Ilva a garantire immediatamente 700 assunzioni dirette in più rispetto al “piano Calenda”. A questo bisogna aggiungere la certezza che dal 2023 lo Stato né attraverso Invitalia né altre partecipate dovrà sborsare un centesimo per supportare i dipendenti Ilva non riassorbiti da AmInvestco. Con la trattativa chiusa in mattinata, infatti, i vincitori della gara per l’assegnazione delle acciaierie hanno preso l’impegno ad assumere gli eventuali esuberi quando, tra 5 anni, sarà completato il piano ambientale. “Entro il settembre 2025” AmInvestco o le sue affiliate formuleranno una proposta di assunzione a tutti i lavoratori che siano rimasti senza un posto e non abbiano usufruito degli incentivi all’uscita. Con il piano di Calenda, invece, Società per Taranto e Genova – newco che sarebbe stata creata dall’Ilva in amministrazione straordinaria – garantiva “zero esuberi” ma con due incertezze: la newco avrebbe potuto cercare soci privati e avrebbe “vissuto” dei lavori in arrivo da AmInvestco.

Le differenze/2 – Le incognite, insomma, non sarebbero mancate. Tant’è che nella bozza si leggeva che qualora a 12 mesi dal termine previsto per la realizzazione del piano ambientale e industriale fossero rimasti lavoratori senza prospettiva occupazionale stabile, avrebbe dovuto essere Invitalia attraverso la newco e la società per Cornigliano “ad individuare le soluzioni in grado di dare prospettive occupazionali stabili a tempo indeterminato ai lavoratori rimasti in carica all’amministrazione straordinaria”.
Va aggiunto che l’attuale governo ha anche messo sul piatto 50 milioni di euro in più rispetto all’esecutivo Gentiloni come dotazione per incentivare gli esodi: con ogni probabilità maggiori risorse vorranno dire più persone in uscita anticipata (se ne stimano fino a 2.500) e quindi un numero inferiore di lavoratori che AmInvestco sarà “costretta” a riassorbire. Se il piano di incentivi dovesse registrare il tutto esaurito, resterebbero circa 250 persone.

La difesa di Calenda su Facebook


I punti di contatto – Tra i due piani, in ogni caso, non mancano i punti di contatto. Al di là dei possibili “zero esuberi” sostanziali. Di Maio, in mattinata, ha spiegato che i lavoratori saranno assunti “con l’articolo 18, senza Jobs act”. In realtà non c’è alcuna garanzia particolare, più semplicemente – e questo era previsto anche nel piano Calenda – i lavoratori verranno assunti da AmInvestco mantenendo gli attuali livelli salariali, grazie alla continuità degli attuali livelli di anzianità e del contratto integrativo. Una tutela che gli acquirenti avrebbero voluto dribblare già un anno fa e, secondo quanto risulta a Ilfattoquotidiano.it, hanno provato a riproporre nella trattativa al Mise trovando l’opposizione del governo e dei sindacati. Per questo Di Maio e i rappresentanti di Uilm e Fiom-Cgil hanno rivendicato il risultato del “senza Jobs act”, previsto anche da Calenda. Nella bozza dell’ex titolare del Mise, si leggeva che riguardo al trattamento economico AmInvestco si impegnava a “riconoscere, ad ogni effetto di legge e contratto, l’anzianità di servizio” e il “mantenimento integrale della parte fissa di retribuzione”.