Prima i censimenti delle occupazioni collettive con le possibili alternative. Solo dopo, via libera agli sgomberi. Anche se la Prefettura attende soluzioni concrete e non “i soliti annunci”. Per il momento in Campidoglio vince la linea del dialogo, rispetto a quella dell’ “azione” invocata dal Viminale con una circolare che, nei giorni scorsi, ha reinnescato la miccia fin qui sopita dell’emergenza abitativa a Roma, una delle piazze più calde (e problematiche) su questo fronte. Una differenza di vedute che ha diviso la Giunta capitolina, con l’assessora capitolina al Sociale, Laura Baldassarre, più propensa a seguire le modalità di “inclusione” già messa a punto – sebbene con grande difficoltà – in diverse occasioni (fra cui il Camping River), e la sua omologa alle Politiche Abitative, Rosalba Castiglione, la cui visione è più vicina a quella del ministro dell’Interno Matteo Salvini. A supporto di questa linea arriverà la Regione Lazio, pronta a rimettere in gioco i 40 milioni stanziati due anni fa e poi sottratti in primavera al Comune di Roma, soldi che inizialmente dovevano servire per l’housing sociale e che ora dovranno essere impiegati per fronteggiare l’emergenza sgomberi, attraverso l’acquisto di nuovi alloggi sul mercato e, ove possibile, il frazionamento di quelli già presenti e troppo grandi rispetto ai nuclei familiari che li abitano. Non è chiaro, tuttavia, quanti alloggi si riusciranno a recuperare nel breve periodo. Intanto, già nei prossimi giorni è atteso lo sgombero del palazzo di via Carlo Felice, di proprietà di Bankitalia, che Action ha occupato nel 2003.

LA LISTA TRONCA E L’ELENCO BASILONE – Gli argomenti concreti messi in campo dalla parte politica dovranno essere tali da convincere il prefetto Paola Basilone a mediare l’interventismo del Viminale. La titolare di Palazzo Valentini ha in mano tre liste diverse di edifici da sgomberare. La prima, più ampia, è quella dei 74 immobili individuati con la delibera 60/2016 dall’ex commissario capitolino, Francesco Paolo Tronca, che offriva di fatto una mappatura degli stabili occupati in città (e abitate, secondo Unione Inquilini, da circa 3.000 persone). Fra queste, anche la sede di Casapound in via Napoleone III. La seconda, sempre messa a punto dall’allora reggente del Campidoglio, è più ristretta e composta da 15 stabili da liberare “urgentemente” perché dichiarati da tempo “pericolanti”, “gravati da sequestro preventivo” o “la cui occupazione comporta danni erariali”. Infine, il lavoro di sintesi di Basilone, che di fronte alle richieste pressanti del Ministero sottoporrà a Regione e Comune quattro indirizzi sui quali lavorare urgentemente nelle prossime settimane.

Il primissimo sgombero, che arriverà nei prossimi giorni, riguarda un edificio in via Carlo Felice (zona Esquilino), occupazione storica del movimento di estrema sinistra Action: qui il censimento è stato già completato e la proprietà, Bankitalia, ha anche indicato un altro palazzo nel quartiere dove far confluire la gran parte degli occupanti. Per il resto si naviga a vista: l’altro censimento quasi ultimato è quello di via Raffaele Costi (zona Tor Cervara, periferia est), mentre più complesse appaiono le situazioni di via Tiburtina e via Collatina: in totale più di 300 persone coinvolte. L’obiettivo, in generale, è quello di rispettare il protocollo operativo diffuso dalla Prefettura solo il 22 gennaio scorso, che individua proprio nel “censimento delle criticità” e nell’“acquisizione delle capacità assistenziali” del Comune gli atti preliminari agli sgomberi.

POLITICHE FALLIMENTARI DI COMUNE E REGIONE – Come detto, la Prefettura attende risposte. Anche perché c’è fastidio per l’inerzia sull’argomento del Comune di Roma e della Regione Lazio. Dopo il plateale sgombero di via Curtatone del 19 agosto 2017, gli enti locali si erano impegnati a mettere in campo ricette o soluzioni per combattere l’emergenza abitativa. Bisognava innanzitutto redigere una mappa delle possibili soluzioni alternative, quelle mancate all’indomani della complicata operazione di un anno fa, “compito” mai portato a termine. I tre bandi del Campidoglio per il reperimento di alloggi idonei sono andati tutti deserti e anche il progetto di trovare moduli abitativi per 100 persone non è andato a buon fine. Stessa cosa per l’uscita degli inquilini dai cosiddetti “residence”, ancora difficile da realizzare. E poi c’è la Regione, che proprio due anni fa si era impegnata a investire 197 milioni di euro nella realizzazione di quasi 800 alloggi, di cui circa un terzo sarebbero dovuti essere destinati propri a chi vive nelle occupazioni “prioritarie” della lista Tronca: di quei soldi furono stanziati solo 40 milioni, poi ritirati e ora di nuovo messi sul piatto per provare a respingere gli assalti di Salvini.

EMERGENZA ABITATIVA E “TENSIONE SOCIALE” – L’emergenza abitativa nella città di Roma, d’altronde, è drammatica. Ogni anno vi sono 3.215 sfratti operati con la forza pubblica, a fronte di massimo 300 case popolari assegnate nello stesso periodo, rispetto agli oltre 10.000 nuclei familiari presenti nelle graduatorie. Va detto, al contempo, che oltre 2.000 dei 48.426 alloggi Ater sono occupati in maniera abusiva, mentre la stessa agenzia regionale – indebitata con il fisco per oltre 500 milioni di euro e sull’orlo del crac – stima che il 60% dei propri inquilini sia “senza titolo”. Inoltre, come rilevato dalla sindaca Virginia Raggi circa un anno fa, “a Roma insistono circa 200mila case sfitte”, dato alla quale fece seguito un appello al Governo nazionale – mai accolto – per una legge che spinga i proprietari a mettere a disposizione i propri immobili sfitti (specie in riferimento ai grandi gruppi immobiliari). Molte delle occupazioni elencate nella “lista Tronca” sono a carattere politico, ovvero organizzate e difese dai movimenti per la Casa, i quali promettono una stagione di barricare qualora Viminale e Prefettura dovessero andare allo scontro. “E’ uno scenario da evitare – afferma Fabrizio Ragucci, segretario romano di Unione Inquilini – Si può e si deve continuare sulla linea del dialogo, c’è tanto da fare”. Poi un appello a Nicola Zingaretti: “Ora che candida a leader nazionale, dimostri di essere davvero di sinistra e attento alle cose concrete e ci mostri la sua ricetta su uno dei temi fondamentali per i cittadini italiani”.

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