Nel secondo trimestre 2018 l’economia italiana è cresciuta dello 0,2%. L’Istat, nelle sue stime definitive sui conti economici del periodo aprile-giugno, conferma dunque il rallentamento rispetto al primo trimestre prefigurato nella prima stima. Il dato italiano è identico a quello registrato dalla Francia ma inferiore al +0,5% della Germania e al +0,4% del Regno Unito. L’istituto di statistica ha in compenso rivisto al rialzo la stima sulla crescita tendenziale, cioè rispetto allo stesso periodo del 2017: +1,2% contro il +1,1% reso noto il 31 luglio scorso. La crescita del pil acquisita per il 2018 – quella che si otterrebbe se nei prossimi due trimestri non ci fosse alcun progresso – è pari a +0,9 per cento. Dai dati resi noti dall’Istat – che dal 28 agosto, quando è scaduto il mandato di Giorgio Alleva, è senza presidente – emerge che a dieci anni dall’inizio della crisi economica il pil italiano ha perso il 5,3 per cento.

Sulla decelerazione del secondo trimestre dell’anno ha pesato il forte contributo negativo della domanda estera netta, legato al calo delle esportazioni (-0,2% rispetto al primo trimestre) e al marcato recupero delle importazioni (+1,8%). Risultato: il contributo della domanda estera sul prodotto è stato negativo per lo 0,5%. Il progresso dello 0,2% è stato determinato soprattutto dalla crescita degli investimenti che hanno registrato un +2,9%, mentre i consumi nazionali sono cresciuti di un modesto 0,1%. L’aumento degli investimenti è stato determinato dalla spesa per impianti, macchinari e armamenti (+7,5%). La componente di mezzi di trasporto è cresciuta del 9,2%, mentre per abitazioni, fabbricati non residenziali e altre opere (tra cui le opere pubbliche) si registra una crescita pari a +0,3%. Gli investimenti in prodotto di proprietà intellettuale si sono invece ridotti dell’1,1 per cento. Per quanto riguarda i diversi comparti di attività economica, si registrano andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto dell’industria e dei servizi, pari rispettivamente a +0,3% e +0,2%, mentre il valore aggiunto dell’agricoltura è diminuito dell’1,4%.

Venerdì Istat ha anche diffuso i dati provvisori sui prezzi al consumo, da cui risulta che in agosto il tasso di inflazione è aumentato dello 0,5% su base mensile e dell’1,7% anno su anno, contro l’1,5% di luglio. L’accelerazione si deve soprattutto ai servizi di trasporto, il cui tasso di crescita anno su anno passa dal +1,7% di luglio al +2,9% del mese in corso. Secondo le stime preliminari Istat, l’inflazione “continua a essere largamente sostenuta dai beni energetici e da quelli alimentari (insieme spiegano per oltre un punto percentuale la variazione dell’indice generale) ai quali si affiancano i servizi relativi ai trasporti che, a causa soprattutto del trasporto aereo, ne determinano l’accelerazione rispetto a luglio”.

Oltre che ai servizi di trasporto, l’accelerazione di agosto si deve appunto ai beni alimentari, in particolare quelli lavorati (da +1,8% a +2,3%). Registrano un rallentamento della crescita i prezzi dei beni energetici (da +7,9% del mese precedente a +7,6%) e degli alimentari non lavorati (da +3,6% a +3%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici accelerano rispetto a luglio, rispettivamente da +0,7% a +0,9% e da +0,9% a +1,1 per cento. Secondo le stime preliminari, invece, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca, quello paragonabile con i valori degli altri Paesi europei) diminuisce dello 0,1% su base mensile ma cresce anch’esso dell’1,7% su base annua, con un’attenuazione della crescita dal +1,9% registrato nel mese precedente. La diminuzione su base congiunturale dell’Ipca è dovuta ai saldi stagionali di abbigliamento e calzature, dei quali l’indice nazionale non tiene conto e che neutralizzano gli aumenti registrati da altre categorie merceologiche.