L’Italia si scopre fragile e sottile come Genova dopo il crollo del viadotto sul Polcevera, che diventa il simbolo e il manifesto della cecità italiana, del mancato governo nelle città delle politiche pubbliche e dell’assenza del dibattito politico culturale.

“I ponti non crollano per fatalità”, dichiara l’architetto e senatore a vita Renzo Piano, che ha appena presentato una “sua” proposta progettuale per il nuovo ponte, che dovrebbe sostituire la struttura collassata. E’ vero: non c’è fatalità nel crollo del ponte denominato Morandi, così come non c’è fatalità – ma incuria, degrado, mancata diagnostica e manutenzione – nei recenti cedimenti dei cavalcavia (il 167 sull’autostrada A14 all’altezza di Camerano, marzo 2017; e il ponte sulla tangenziale di Fossano, aprile 2017) e dei luoghi simbolo delle istituzioni: le università, le scuole, i palazzi di giustizia, che cadono a pezzi, come ci  racconta quotidianamente la cronaca.

Crollano o sono a rischio crollo i tribunali: lo sgombero del Palazzo di Giustizia di Bari (maggio 2018), l’allarme rischio crollo per il tribunale di viale De Pietro a Lecce (luglio 2018); lo schianto di un controsoffitto sulle scrivanie del tribunale penale di Piazzale Clodio a Roma (agosto 2018) ne sono un esempio. Da nord a sud si sbriciolano lentamente scuole di ogni ordine e grado: cede un plafone di cemento causando il ferimento di tre bambini nella scuola elementare “Bossi-De Amicis” di Busto Arsizio (aprile 2018); crolla il soffitto di una scuola nell’istituto tecnico “Montani” a Fermo (maggio 2018); sprofonda il pavimento dell’Istituto  professionale “C. Colombo” a Livorno nel quale un professore rimane ferito (maggio 2018). A Napoli, in pieno centro, si sgretolano due palazzine del complesso del Dipartimento di Veterinaria delll’Università“Federico II” (2015) solo per citare i casi di cronaca più recenti. Ma la lista è incredibilmente lunga e drammatica.

Viviamo in un disastro, in un Paese che sta letteralmente collassando, che nega il principio di realtà, che non riconosce nell’incognita dell’incolumità dei cittadini la priorità di intervento, lavorando in questo modo al proprio fallimento: aspettiamo Godot, che non arriverà mai, ma viviamo nell’attesa che domattina ci sarà il miracolo.

Ed ecco un piccolo miracolo, che dovrebbe scaldare il cuore ma che invece non commuove né convince: la generosa offerta del senatore Renzo Piano; che, in assenza di un pensiero sistemico e di investimenti strutturali, offre un suo progetto per il nuovo ponte, «un lavoro a titolo gratuito, in continuità con quello che lo studio ha fatto per Genova, a partire dalle Colombiadi» (chissà cosa ne pensa il Consiglio Nazionale degli Architetti Cnappc, di questa offerta a titolo gratuito).

Non ci risulta che Renzo Piano – senatore della Repubblica dal 2013, che in questi cinque anni avrebbe potuto usare il suo ruolo per  aiutare non solo Genova, ma l’Italia tutta – abbia presentato  un solo testo di legge che potesse scongiurare queste catastrofi e questi lutti; non ci risulta che si sia fatto promotore di una politica pubblica per le città per superare l’inefficacia della strumentazione urbanistica vigente (se escludiamo l’impegno di occuparsi del tormentato territorio delle periferie italiane, teorizzandone “il rammendo”, di cui peraltro si  è perso il filo). Di più: le presenze in Senato di Renzo Piano sono pari al 0,04%; il senatore a vita è stato presente in aula 8 volte su 17897 votazioni.

Piano dichiara di volersi mettere a disposizione della sua Genova, “per dare una mano”: ieri l’incontro in Regione con la presentazione di un plastico, “uno schizzo”, «un’idea di ponte» una  non-idea progettuale (ma incredibilmente ricco di dettagli e suggerimenti per essere un “non-progetto”) ma che «sia chiaro, sarà un’opera corale perché non voglio sostituirmi né a ingegneri né ad architetti che saranno chiamati a lavorare sul contesto urbano», ha aggiunto.

Non vorrei essere accusata di ingratitudine. Per questo dico grazie a Renzo Piano: aiuti la Sua Genova e l’Italia tutta. Ma gli suggerirei di farlo da senatore e non da architetto-archistar; faccia un passo indietro come progettista e promuova un testo per una legge per l’Architettura, incoraggiando il concorso di progettazione; in questo modo favorirà il reale interesse della collettività e potrà sostenere la ripartenza del Paese.

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