Ellie Holman è “libera di tornare a casa”. La Procura di Dubai ha “deciso di far cadere le accuse e di rimpatriare” la turista svedese – ma residente in Inghilterra – che ha raccontato di aver passato tre giorni in una prigione emiratina con la figlia di quattro anni per aver bevuto un calice di vino offerto dalla compagnia aerea sul volo proveniente da Londra. “Non posso credere che sia finita”, è stato il commento della dentista del Kent al Daily Mail. La donna pensava di dover passare un anno negli Emirati Arabi Uniti in attesa del processo, con una probabile condanna.

Holman ha raccontato che il 13 luglio è stata fermata in aeroporto da un funzionario dell’immigrazione a causa di un visto scaduto. Dopo un diverbio con l’uomo  – “scortese” e “sprezzante” secondo la donna – alla Holman è stato chiesto se avesse assunto alcolici. La dentista ha ammesso di aver bevuto un bicchiere di vino fornito insieme al suo pasto a bordo dell’aereo della compagnia Emirates Airlines.  Ma il consumo di alcolici è rigidamente regolato nel paese arabo: è vietato bere ed è “illegale avere alcol nel sangue, anche si beve su un aereo della compagnia di Dubai”, ha spiegato l’associazione Detained che si occupa di aiutare le persone in carcere negli Emirati Arabi Uniti e che ha denunciato il caso di Holman. La donna, dunque,  è stata sottoposta alle analisi del sangue ed è stata arrestata.

L’11 agosto, secondo il Daily Mail, la donna ha però “ricevuto le scuse” del governo di Dubai: “Quando ho ricevuto una chiamata che mi diceva che lasciavano cadere le accuse, ero sotto shock – ha confessato al giornale inglese – Mi era stato detto di prepararmi ad un lungo soggiorno a Dubai e ad una condanna”. La donna ha raccontato di aver ricevuto le scuse “per conto del funzionario dell’immigrazione che ha costretto me e Bibi (la figlia, ndr) a vivere tutto questo. Mi sono sentita sollevata”. “Non ho mai infranto la legge nella mia vita – continua – e anche questa volta non l’avrei fatto se avessi saputo che bere un bicchiere di vino non era permesso. Non posso credere che la compagnia aerea di Emirates possa offrire dell’alcol a un passeggero conoscendo a quali gravi conseguenze si va incontro a Dubai”.

In una nota ufficiale del procuratore generale Esam Issa Al Humaidan ha fatto sapere “che il Pubblico Ministero di Dubai ha completato le indagini e chiuso il caso” di Ellie Holman “cittadina di nazionalità svedese che ha tentato di entrare negli Emirati Arabi Uniti con un passaporto scaduto“. Il documento della donna, secondo la ricostruzione era “scaduto il 10 giugno 2018. Quando la signora Ellie Holman è stata informata dal funzionario di non poter entrare nel Paese con un passaporto scaduto- sostiene sempre il magistrato di Dubai “ha esibito un passaporto iraniano“. Nella nota si legge che la dentista è stata “informata” che sarebbe potuta entrare nel paese “previo rilascio di un nuovo visto temporaneo per un soggiorno massimo di 96 ore“. Questo voleva dire”cambiare il suo volo di ritorno in base al nuovo visto“. 

La nota prosegue sottolineando che “la signora Holman ha rifiutato con rabbia di pagare le spese necessarie per il rilascio del visto e ha insultato verbalmente l’ufficiale dell’immigrazione e l’ha fotografato con il suo telefono”. Filmare i funzionari pubblici, però non è permesso e ha portato l’autorità a “un reclamo legale contro la signora Holman con l’accusa di aver insultato e fotografato un funzionario di governo al valico della frontiera e in un’area di sicurezza”.

Nella nota ufficiale si legge che la madre e la piccola di 4 anni sono rimaste “nell’ufficio della sicurezza aeroportuale per meno di 24 ore”, con “assistenza” a lei e alla figlia di 4 anni. La donna però, ha raccontato al Daily Mail di essere stata rinchiusa per tre giorni in una cella “sporca, calda e maleodorante”, dove la figlia è stata “costretta a usare il pavimento per fare i bisogni”. L’ associazione che ha preso in carico il caso di Holmann ha dichiarato al Sunday Times che la dottoressa e sua figlia “hanno tutto il diritto al risarcimento per la loro sofferenza. Accogliamo con favore l’intervento del governo di Dubai per archiviare il caso contro di lei. Una risposta appropriata per ciò che la donna e sua figlia hanno sofferto “.

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