Carissimo direttore di Pandora tv, dopo la censura di Info Wars, credo che anche per lei sia arrivato il momento di raccontare come in realtà le lobby e i poteri forti mondiali cominciano ad avere una paura matta di ciò che sta avvenendo nel mondo. Il web ha creato “mostri” che raccontano la verità o per lo meno esprimono opinioni diverse da quelle degli establishment. In tutto ciò il nostro governo è una specie di esperimento di significato mondiale. Da questo governo partirà un mondo nuovo, un modo nuovo di fare politica. Questo ancora non lo ha detto chiaramente nessuno… o quasi. Hanno paura che ormai le coscienze siano pronte a nuove visioni e anzi ne siano affamate. Anche se spengono un canale se ne accenderanno altri 10!

Giacomo Rossi

Caro Rossi, lei è molto ottimista.

Pandora tv e io personalmente, come lei sa, questa storia della censura in arrivo la raccontiamo dal 2014, cioè da quando siamo nati. Adesso è arrivata.

È verissimo quello che lei  dice: i “mostri”  sono diventati problemi. Il controllo sulla masse sta sfuggendo di mano proprio a  causa del funzionamento dei loro “mostri” (che sono Google, Facebook, Apple, YouTube, Spotify, Twitter, Yahoo ecc.). Per questo i “padroni universali” hanno dato l’ordine: bloccare l’informazione critica, incontrollata; orientare in altre direzioni i cervelli; aumentare le dosi di manipolazione; quando occorre usare il manganello elettronico, cioè chiudere, oscurare, cancellare. Ma potrebbe non funzionare. Facebook ha perso 100 miliardi di dollari in un giorno solo. Twitter ha subito un crollo analogo, ecc. Altri ce ne saranno. C’è turbolenza.

Ma qui finisce ogni ottimismo. Il loro potere di controllo dei canali di comunicazione è intatto. Io e lei non abbiamo strumenti per difenderci. I regolamenti li fanno loro. Imperscrutabili, arbitrari. Il web intero è nelle loro mani. Solo Cina e Iran, per il momento, hanno barriere difensive parziali. La Russia è, per il momento, del tutto esposta ad attacchi esterni. L’intera faccenda del Russiagate è una menzogna ridicola. Certo, la Russia non può essere “spenta” dall’America (l’Italia invece sì!), ma che la Russia sia in grado, con i suoi mezzi attuali, di influire sulle elezioni americane, o italiane, o tedesche, è cosa che dovrebbe fare ridere anche i bambini. Come qualcuno ha scritto, ironicamente, erano più credibili quando raccontavano che i russi mangiavano i bambini.

Tutti i nostri media propalano la favola del Russiagate. E applaudiranno a ogni oscuramento. Ma il problema è mondiale. È la comunicazione il fronte principale della guerra ibrida contro i popoli. E il Potere ha le chiavi. Noi no. Lei dice che, per ogni canale che si chiude, altri dieci si apriranno. E si sbaglia. Perché i canali sono loro e non nostri. Pandora tv, per esempio, ha un sito proprietario e una ventina di “finestre di visibilità” non proprietarie. Se queste finestre verranno chiuse, a me come a Claudio Messora, o a chiunque altro, la nostra “visibilità” scenderà a ben poco. Non si vince con il ciclostile. Anche perché per i “padroni universali” l’informazione è cosa secondaria. Loro producono “intrattenimento”: moda, gossip, scemenze varie, consumo. Cioè ciò che serve ad accalappiare il pubblico che loro stessi hanno preventivamente “diseducato” alla vita civile. C’è stata una crescita del grado di autodifesa delle grandi masse, è vero, ma i “loro” messaggi sono molto più potenti. Il che fare è tutto ancora da decidere. Ed equivale a una rivoluzione.

E ora vengo al secondo tema. Anche qui c’è del vero: questo governo è un “esperimento mondiale”. Ma non tutti gli esperimenti riescono. Questo è palesemente un governo “provvisorio”. In lotta contro il tempo. È il risultato di una cruciale sconfitta della classe dirigente, e l’arrivo al potere di forze popolari genuine. Questo è certo. Una ventata di aspettative è in corso. Ma questa rappresentanza delle forze popolari è in grado di soddisfare queste aspettative? Esse stesse, in primo luogo, sono contraddittorie e confuse. E non poteva essere altrimenti, poiché le masse sono senza una guida, e indottrinate dal nemico. Il sud del Paese ha espresso aspirazioni che non sono omogenee con quelle espresse dal nord. Per mettere ordine in questo magma di desideri  occorrerebbe un progetto “alternativo al sistema”. Ma questo progetto non c’è. Una rivoluzione politica sta avvenendo, ma senza guida. E non contesto internazionale ostile.

Questo governo è una sommatoria di due partiti diversi e, per molti aspetti, antagonisti. E’ il risultato di fortuite coincidenze. Una vittoria di debolezze, che si sono sommate contro una élite politica frastornata dalla sconfitta e oltremodo stupida. Ma le incrinature si allargano. Dunque sperare in una marcia trionfale di cambiamenti positivi è un errore. Ci vuole grande realismo. Matteo Salvini, personalmente, ha triplicato i suoi consensi in pochi mesi. Mescolando buono e cattivo con grande audacia e totale spregiudicatezza. Ma sta giocando bene, nell’essenziale, interpretando la volontà — che c’è — di rottura nei confronti del “sistema”. Una critica nei suoi confronti è sensata solo se si valutano bene i suoi intendimenti. Il momento è davvero, potenzialmente rivoluzionario. In queste condizioni chi pensa di dover fare troppi complimenti è palesemente fuori gioco. Salvini ha un progetto europeo, che potrebbe essere decisivo per scardinare porte e finestre di Bruxelles. Su ciò dev’essere sostenuto. Ha aperto alla Russia, ma ha dovuto fermarsi sulla soglia della Nato. E questo dice già quasi tutto dei limiti attuali della Lega. Ma la partita di Salvini è fatta anche di grandi mosse politiche come quella della nomina di Marcello Foa alla presidenza della Rai. Questo è un gesto di enorme cambiamento, una sfida al sistema in un settore decisivo per la trasformazione del paese.

Il M5S non ha nessun programma di alternativa al sistema. Lo si è visto in tutte le mosse fino a qui compiute, che dimostrano, senza eccezione, l’intenzione di Di Maio di presentarsi come l’interfaccia del dialogo con il sistema. Con quello strategico della Nato e delle forze più aggressive dell’Occidente, e con quello non meno strategico dell’Europa, cioè della sovranità dell’Italia.  Sulla Rai il nominato 5 Stelle non poteva essere più innocuo. Mentre Beppe Grillo annuncia di voler regalare due canali della tv pubblica ai colossi mondiali della comunicazione. Un suicidio democratico in grande stile. Vedremo.