Colonne di fumo nero alte decine di metri, un boato terrificante, poi una vampata di calore e fiamme come all’inferno. Le testimonianze di chi abita, vive, e lavora vicino al punto del raccordo autostradale di Bologna, dove attorno alle 14 un tir è saltato in aria dopo essere stato tamponato da un’autocisterna provocando provvisoriamente un morto e decine di feriti, raccontano l’agghiacciante sorpresa, la paura, gli attimi di tragedia appena dopo lo scoppio degli autoveicoli. “Ero appena uscito dalla mia abitazione e avevo compiuto nemmeno cento metri al volante della mia automobile quando sopra di me ho sentito un botto tremendo, come una bomba”, racconta un ragazzo, che vuole rimanere anonimo, residente in via Pagno di Lapo Portigiani, letteralmente a un passo dal cratere creato dal tir esploso. “Avevo visto il fumo nero levarsi da sopra il raccordo, ma non avevo capito cosa stesse succedendo. Solo quando un pezzo di cemento del ponte ha schiacciato mezzo tetto dell’auto, ho come sentito una spalla andarmi a fuoco. Lì ho realizzato che cosa stava accadendo. Ho visto gente ferita scappare urlando con le braccia ustionate. Mi sono fermato dopo pochi metri nel parcheggio del supermercato. Con delle bottiglie d’acqua abbiamo provato a soccorrere qualcuno. È stata una scena raccapricciante”. “Per alcuni istanti abbiamo avuto le fiamme davanti agli occhi, è stato terribile”, spiega la signora Mazzanti, inquilina ai piani alti di una palazzina di via Scesia, a nemmeno trecento metri dal punto in cui il tir è esploso. “Abbiamo passato momenti bruttissimi. Ci eravamo accorti del fumo vedendolo dal terrazzo, ma all’improvviso abbiamo sentito un busso (botto ndr) enorme. Con mio marito ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: le fiamme ci cuoceranno. I danni si vedono perché si è come rotta la tapparella, la roba della cucina si è tutta spostata, i vetri del portone d’entrata del palazzo sono tutti crepati. Ma l’aspetto più drammatico è stata la paura di morire da un momento all’altro”.

“La tremenda vampata di calore è la cosa che mi ha impressionata più di tutte”, spiega Jessica, un’impiegata amministrativa della concessionaria Autoluna Peugeot, una delle più grandi della città. Decine le auto usate del parcheggio del rivenditore, ferme quasi sotto al raccordo autostradale che ha ceduto, ad essere saltate in aria appena dopo l’esplosione del tir. “Abbiamo registrato danni di ogni tipo. Dalle vetrate antiscasso sbriciolate, alle auto esplose, bruciate, danneggiate. Non siamo riusciti nemmeno a capire cosa stesse succedendo lì sopra. C’era solo fumo e poi in nemmeno due minuti l’esplosione. Per fortuna essendo periodo di vacanza qui negli uffici eravamo in pochi, ma alcuni mie colleghi sono rimasti feriti”. Il titolare di Veggetti Scooterlife dove si vendono bici elettriche, a pochi passi dalla concessionaria Peugeot, è ancora sconvolto: “Con lo spostamento d’aria dovuto all’esplosione ho visto persone volare via dallo scooter che stavano guidando; mentre i clienti del bar vicino al nostro negozio sono caduti per terra. Certo ho subito danni: vetrine in frantumi, infissi divelti, ma la paura più grande è stato quel botto, quel rumore terribile. Mai sentita e vista una roba così”.

Il raccordo autostradale a due corsie che collega la A1 da e verso Firenze con la A14 da e verso Milano/Ancona, corre in direzione Sud/Nord e viceversa, attraversando la parte Ovest della città di Bologna, con a fianco due corsie esterne della tangenziale che comprendono le uscite numero 1 e 2. Tratto stradale imponente che per i tre quarti della sua lunghezza (circa tre chilometri) viaggia con a fianco campi agricoli, qualche capannone industriale, un cimitero, e che solo nel punto in cui è avvenuto il tragico tamponamento scavalca, creando una sorta di lungo ponte, la storica via Emilia Ponente dove in ulteriori poche centinaia di metri si trovano le abitazioni e i negozi danneggiati dall’esplosione. Tanto che c’è chi dice come il signor Giovanni, residente a pochi metri dalla concessionaria Peugeot, tapparelle divelte e ancora la voce che trema dalla paura: “Cento metri più avanti o centro metri più indietro e i danni sarebbero stati ben minori”.