In Italia e in particolare sullo “snodo dati” di Milano. È qui che sarebbe stato creato il primo profilo twitter autore di attacchi contro Sergio Mattarella la notte in cui Giuseppe Conte rimise il mandato da presidente del consiglio incaricato. È una delle ipotesi sul tavolo della procura di Roma che ha aperto un fascicolo per attentato alla libertà del presidente della Repubblica e offesa all’onore e al prestigio del capo dello Stato. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Racanelli e dal pm Eugenio Albamonte del poll che si occupa di reati informatici e antiterrorismo, è nata su input dell’informativa della polizia postale. L’inchiesta ipotizza anche il reato di sostituzione di persona in relazione agli oltre 400 profili twitter, tutti riconducibili ad un’unica origine, comparsi sui social network la notte tra il 27 e il 28 maggio scorso. Da quei profili partirono migliaia di messaggi di insulti e inviti alle dimissioni nei confronti del presidente della Repubblica.

Secondo il Corriere della Sera alcuni di quei profili twitter sono ancora attivi: continuano  a “monitorare” il dibattito politico e utilizzano lo stesso hashtag #mattarelladimettiti, “battezzato” la notte in cui il capo dello Stato si rifiutò di nominare Paolo Savona  ministro dell’Economia. Della vicenda ha parlato in giornata il direttore del Dis, Alessandro Pansa, nella sua audizione davanti al Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. L’intervento di Pansa era programmato da settimane e doveva riguardare l’immigrazione, il terrorismo internazionale e possibili interferenze estere sull’economia italiana. Tre giorni fa, però, nell’ordine del giorno è stato inserito il capitolo legato ai troll.

Sempre secondo il quotidiano di via Solferino, Pansa avrebbe consegnato al Copasir un dossier per ricostruire quanto accaduto la notte tra il 27 e 28 maggio. Un rapporto in cui si sottolinea come i tweet contro Mattarella non abbiano niente a che fare con il Russiagate, cioè i troll utilizzati da Mosca per influenzare la campagna elettorale americana in favore di Donad Trump, come era stato ipotizzato in un primo momento.  In questo senso la prima traccia trovata dagli investigatori collega la nascita del primo accounto allo “snodo dati” di Milano.

Per creare altri 150 account, invece, sarebbe stati utilizzati server stranieri: in Estonia o in Israele. L’ ipotesi più probabile è che siano stati creati utilizzando Tor, cioè il sistema di comunicazione anonima che consente di navigare sul Deep Web.  Un’indagine simile a quella capitolina era stata aperta nelle scorse settimane anche dalla procura di Palermo, che ha attenzionato 39  profili facebook. I titolari di molti account sono stati già identificati: sono tutti autori di scritti minacciosi e offensivi nei confronti del capo dello Stato. Il procuratore aggiunto Marzia Sabella e il pm Gery Ferrara hanno ipotizzato per gli indagati il reato di attentato alla libertà del presidente della Repubblica, offesa all’onore a e al prestigio del capo dello Stato.