Come potete vedere, le linee di questa Mahindra Roxor sono inconfondibilmente Jeep. Ci sono pochi dubbi a riguardo. E’ per questo che FCA ha presentato un formale reclamo commerciale alla U.S. International Trade Commission per impedirne l’importazione negli Stati Uniti.

L’auto riprende linee e proporzioni dell’icona di Jeep, la Willys, da cui sono derivate nel tempo le diverse generazioni di Wrangler. In pratica la casa americana sostiene che si tratta di “una copia del design Jeep”, aggiungendo che quel prodotto fu infatti “stilizzato dopo l’arrivo della Jeep Willys originale”.

La preoccupazione di Fca, più che in un confronto qualitativo, sta in quello di prezzo. Lo scorso anno Mahindra ha infatti aperto una nuova sede nel sud est del Michigan, dove come spiega Bloomberg può far arrivare dei kit con le componenti delle auto, assemblate poi in loco. Con relativi vantaggi sulla competitività finale.

Non è un caso che il costruttore indiano lo scorso novembre abbia annunciato investimenti di 600 milioni di dollari per la Roxor, dicendo di voler triplicare la forza lavoro della stessa sede in Michigan entro il 2020.

Dal canto suo FCA conta molto sul suo marchio più remunerativo, ovvero Jeep: solo a luglio, le vendite sono cresciute del 16%. E trovarsi in casa un “clone” costruito in India e assemblato negli Usa potrebbe potenzialmente inficiare il suo business.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Seat e Marie Kondo, 5 consigli giapponesi per riempire (bene) il bagagliaio

next
Articolo Successivo

Auto usate, il business cresce anche d’estate. A luglio vendite a +8,6%

next