Viviamo nell’epoca dell’incertezza, delle notizie che vanno verificate due, tre, cento volte, delle fake news anche dette bufale e delle corse verso il disinnesco delle loro conseguenze. Un’azione questa che, per la verità, serve apparentemente solo a farci guadagnare punti di stima tra i contatti social perché la velocità con cui le fake news si diffondono è immensamente più grande di quella di una notizia vera o di una smentita ufficiale. E la loro persistenza nell’immaginario è davvero forte, qualunque sia il nostro sforzo per far emergere la verità.

È ormai noto che le notizie false abbiano maggiore impatto, in termini di interesse, condivisione e influenza rispetto a quelle autentiche. In molti si stanno domandando dove ci condurrà questa tendenza che, in maniera non del tutto inusitata, altera la formazione dell’opinione pubblica a ogni livello, contribuendo a formare masse di persone disinformate sui fatti, e di conseguenza più facilmente manovrabili.

Come sempre la fantascienza aveva anticipato questo scenario, senza però riuscire a intuire come la prepotenza della comunicazione istituzionale e mainstream sarebbe stata soppiantata dai social, poderosa e inarrestabile cassa di risonanza di qualunque scempiaggine. Vicende raccontate al cinema o sulle pagine di un libro come Soylent Green o Il Seme Inquieto stanno lì da decenni per prepararci al momento in cui lo Stato troverà il modo di mandarci a combattere al fronte in guerre fasulle per trasformarci in derrate alimentari per i civili rimasti a casa, magari spacciando le gallette di uomo per derivati del plancton marino ma, di fatto siamo noi, con una presenza attiva ma concettualmente pigra, a rendere concreti quei conflitti.

Per arginare il fenomeno stanno nascendo delle agenzie di informazione destinate alla verifica delle notizie, il cosiddetto fact-checking ma, nell’epoca dell’incertezza, fino a quando saremo in grado di fidarci delle stesse? E sulla base di quali ragioni? Eppure tutto questo non è uno scenario totalmente nuovo. Già altre volte in passato ci siamo trovati a fare i conti con notizie false, capaci però di avere conseguenze concrete nel mondo reale. Leggendaria ad esempio l’isteria collettiva scatenata nel 1938 da Orson Welles, con l’invasione aliena raccontata durante la trasmissione radio de La Guerra dei Mondi di H.G. Wells. Ma qual è stata la prima fake news? Oggi è difficile dare una risposta precisa ma, viste le caratteristiche che sono alla base del successo di condivisione di una bufala, ossia elementi politici, violenti, spesso legati alla paura dell’altro o del diverso, un’ipotesi si può fare o, per meglio dire, è stata fatta.

Nel 1517 nelle campagne del bergamasco vicine al paese di Verdello, si verificano infatti fenomeni difficili da spiegare, che vengono però visti e raccontati da così tanta gente da mettere in moto un tamtam analogo a quello illustrato finora, più lento ma inarrestabile. Secondo i testimoni alcuni eserciti composti da guerrieri fantasma spuntano dal nulla dando vita a battaglie sanguinarie. Ma, alla fine della pugna, di loro restano solo impronte di carri, armigeri e cavalli, senza frecce, morti o sangue a comprovarne il passaggio. Il conte Bartolomeo da Villachiara, deciso a vederci chiaro, invia Venturo, suo fidato messo, a verificare coi suoi occhi la natura di questi fatti prima che la situazione degeneri. Quel che Venturo riscontra in quelle contrade è oggi ben raccontato da Michele Eynard che, nell’intrigante graphic novel Il presente di Venturo, edita da Moltimedia Fattoria Digitale, ricostruisce i fatti dandone una versione a misura di curioso, preparando il terreno a ulteriori approfondimenti o a un sano insinuarsi del dubbio, anche grazie alla consulenza storica di Riccardo Scotti, autore per Elle Libri di Crudelissime e meravigliose battaglie, in cui vengono lungamente analizzate le trame storiche della vicenda. Di vero c’è che l’eco di quei fatti rimbalza fino alle stanze di papa Leone X a Roma il quale, intravedendo una serie di potenziali vantaggi, rivela un nesso stringente tra le visioni di Verdello e il pericolo ottomano, sostenendo l’urgenza di organizzare in fretta una nuova crociata.

Dopo avere svelato alcuni inganni, quando tutto potrebbe rivelarsi solo un complesso inghippo, Venturo si trova di fronte alla battaglia e… Eynard è un artista polivalente, capace di fondere fumetto e teatro, allo scopo di ottenere risultati insoliti e stranianti. L’ideale per raccontare quella che potrebbe essere considerata la madre di tutte le bufale capace, se non altro, di sopravvivere nei secoli contaminando l’immaginario collettivo, dando vita a ben più famosi eserciti fantasma come quelli de Le dodici fatiche di Asterix, del Dunclivo tolkieniano o delle armature magicamente mosse da Angela Lansbury in Pomi d’Ottone e manici di scopa, fino alle finte armi di distruzione di massa che, nel 2002, il Segretario di Stato americano Colin Powell sfoggiò durante il discorso all’Onu per giustificare l’invasione militare dell’Iraq.