di Andrea Taffi

Chiedo a un amico che cosa ne pensa della questione dei migranti e lui mi risponde: “Immagina di alzarti una mattina e di essere diventato invisibile. Tu, però, non lo sai ancora. Se hai una moglie, lo scopri quando lei ti cercherà per la casa e tu dietro a urlare che sei lì. Io non sono sposato. Se sei di quelli che vanno a lavorare presto, lo scoprirai quando, dopo averlo salutato sul marciapiede della stazione, il tuo collega fisserà muto il binario oltre di te. Io non ho un lavoro. Io l’ho scoperto quando ho depositato un euro nel cappello vuoto di quel senegalese. E lui, muovendo la testa, mi ha detto: ‘Grazie, fratello'”.

Quando ho chiesto al mio amico che cosa volesse dire, lui mi ha risposto: “Pensaci“. E se ne è andato senza aggiungere altro. Io sono rimasto un momento imbambolato, poi gli ho dato retta. Ci ho pensato e ripensato, ma niente: non ho capito. Poi sono uscito per strada, a prendere un po’ d’aria, e lì finalmente ho capito. Sì, perché passeggiando per le vie della mia città ho visto che quando uno di questi ragazzi senegalesi o nigeriani porge il cappello ai passanti per avere da loro una moneta, la gente fa finta di nulla, come se quei ragazzi non ci fossero, come se fossero invisibili.

Già, invisibili, come mi ha raccontato il mio amico. Lui, con la sua storia, forse intendeva dire che i flussi migratori sarebbero gestiti diversamente dagli Stati e dall’Europa se fossimo tutti, noi per primi, a non fare finta che i migranti siano invisibili. Sì, se ognuno di noi, “vedesse” i migranti e  li aiutasse, anche solo con la semplice accettazione, forse anche chi decide sulla sorte di quei poveretti li vedrebbe veramente e li vederebbe con una luce diversa da quella attuale.

Forse tutti quei disperati sui barconi non sarebbero più invisibili solo perché in navigazione in mare aperto o a bordo di  navi alle quali è negato l’accesso a un porto. E allora gridiamo agli Stati e all’Europa che i migranti noi li vediamo, che non sono invisibili, che non ci fanno paura, che non proviamo odio o rabbia nei loro confronti. Forse, se facessimo così, il nostro voto alle elezioni lo prenderebbe solo chi non impedisce l’ingresso ai porti e non chiude le frontiere.

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