C’è stato un tempo (anni addietro) in cui noi italiani prendevamo in giro i turisti giapponesi per la loro abitudine di osservare il Bel paese, durante i loro tour, attraverso la macchina fotografica. Ieri sera invece, guardando le centinaia di persone a testa in su per l’evento straordinario dell’eclissi di luna, mi sono reso conto -se mai ci fossero dubbi – che quasi nessuno stava godendo quel momento stupendo con i propri occhi. Praticamente tutti lo stavano osservando attraverso il proprio cellulare, cercando in qualche modo di immortalarlo (con risultati per lo più penosi). E il problema è che non si tratta di qualcosa di eccezionale, questo accade ogni giorno, praticamente in ogni ambito della vita, complici anche i social media che hanno accelerato un processo già in corso da anni.

Non è certo di moda vivere il presente, cogliendo l’attimo. La grande maggioranza delle persone preferisce vedere la vita (altrui) scorrere online, oppure mettere la propria in mostra, illudendosi che agli altri possa interessare davvero qualcosa della propria quotidianità, del piatto sulla propria tavola, del vestito indossato, della spiaggia davanti al proprio ombrellone. L’apparenza sembra avere rimpiazzato l’essenza; eppure tutti sentono dentro di sé che qualcosa si è perso, manca l’autenticità dei vissuti, che molti vanno a cercare nei suoi tristi surrogati preconfezionati, in tv e anche sul web.

Ci lamentiamo che i nostri ragazzi passano troppo tempo davanti al cellulare, ma ci chiediamo mai quale immagine noi adulti stiamo offrendo loro? Ci rendiamo conto che almeno noi, nella nostra infanzia, abbiamo sperimentato certe esperienze prima di vederle poi rappresentate su un display, mentre a molti bambini e ragazzi queste esperienze sono oggi precluse?

Vittime inconsapevoli del cosiddetto “allarme sicurezza” (numeri alla mano totalmente infondato, considerato che tutti i reati continuano a diminuire da anni) molti genitori stanno relegando i propri figli in casa – per un istinto di protezione – salvo poi stupirsi se questi cercano in qualche modo di recuperare la socialità loro negata attraverso Whatsapp, Messenger o altri sistemi digitali.

Una recente ricerca ha svelato che la maggior parte dei bambini oggi stanno all’aperto meno dei carcerati, persino quelli nei regimi di massima sicurezza che almeno hanno due ore d’aria al giorno! Chi, come me, permette ai propri figli di vivere alcune elementari esperienze che diamo quasi per scontate e che tutti noi abbiamo sperimentato in gioventù (come salire su un albero, accendere un fuoco o stare insieme agli amici a guardare le stelle) viene visto come un incosciente, per non dire proprio un pazzo irresponsabile. Per fortuna il numero di questi pazzi negli ultimi anni è in forte crescita, in tante esperienze educative outdoor! Invece quanti permettono ai propri figli di rimanere quattro, cinque, persino sei ore al giorno davanti alla Play Station non vengono considerati altrettanto folli.

Io credo che sarebbe bene fermarsi un attimo, spegnere per alcuni minuti il nostro cellulare, guardarsi allo specchio e fare memoria di quali sono stati i momenti più intensi della nostra infanzia, quelli che ricordiamo con maggiore emozione, quelli che ci hanno insegnato qualcosa di importante o dai quali sono nate le nostre relazioni più profonde! Perché dovremmo privare i nostri ragazzi di tutto questo, facendo credere loro – anche col nostro esempio personale – che la vita possa essere riempita dalla sola apparenza, che ciò per cui vale la pena di vivere possa stare dentro a un monitor o al display di un cellulare?

E dove li mettiamo su un monitor – fosse anche 3d e Full Hd – i profumi dei fiori, il brivido del vento che accarezza la pelle, il sapore di un cibo capace di regalarci un’emozione, gli spruzzi del mare che si frange sulla battigia, i baci indescrivibili della nostra amata? Prima che sia tardi, fermiamoci e torniamo a vivere! Può anche andare bene condividere emozioni o riflessioni sui social, ma non c’è solo questo nella vita. Concediamoci – e concediamolo anche ai nostri figli – di tornare ad assaporare le sfumature con tutti i nostri sensi, a cogliere la bellezza della natura intorno a noi, la meraviglia delle relazioni. O anche solo, semplicemente, a vivere lo stupore di una luna rossa nel cielo senza il filtro di un cellulare.